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“Alec” porta gli studenti della Cattolica nel metaverso

AGI – Alec (che sta per Augmented Learning Companion), l’agente virtuale 3d in realtà aumentata, con le sembianze di Einstein risponde in un lampo a tutte le domande degli studenti, che lo interrogano indossando uno speciale visore. La dimostrazione è avvenuta in occasione della presentazione del progetto Metaversity dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che esplora il potenziale delle tecnologie virtuali per la didattica del futuro, in risposta alle sfide dell’apprendimento nell’era digitale.

 

Alec, è stato sviluppato dal partner tecnico Magnetic Media Network (MMN), supporta sia Apple Vision Pro sia Meta Quest 3. Metaversity è un’iniziativa di Teaching and Learning Lab (TeleLab), il Laboratorio dell’Ateneo diretto da Giovanni Marseguerra, Pro-Rettore al Coordinamento dell’Offerta formativa. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche di Psicologia della Comunicazione (PsiCom) dell’Università Cattolica e con Humane Technology Lab (HTLab), il Laboratorio dell’Ateneo che investiga il rapporto tra esperienza umana e tecnologia, diretto da Giuseppe Riva, Professore ordinario di Psicologia Generale. Come ha osservato Marseguerra la didattica è cambiata negli anni, “non è più solo cattedra e banchi. Noi studiavamo sui libri. Adesso gli studenti hanno tutto su Pc e cellulare, ci sono tante modalità di apprendimento. Bisogna fare un grande lavoro di formazione con i docenti, soprattutto con quelli più giovani, a cui stiamo facendo fare dei corsi. Ma la didattica in presenza resta fondamentale ma servono solo modalità nuove”.  

 

risultati ottenuti nella prima fase del progetto Metaversity, iniziato nel 2023, hanno permesso di sviluppare un nuovo modello di didattica virtuale, i MetaLabs, esperienze di apprendimento immersivo nelle quali il docente viene affiancato da una nuova figura professionale, l’Immersive Learning Designer. Si tratta di una sorta di “regista”, un consulente che integra competenze di diverse discipline e supporta l’insegnante nella valutazione dell’efficacia didattica delle esperienze immersive. I primi due MetaLabs sono già stati attivati nella Sede di Milano dell’Università Cattolica. Il primo nell’ambito dell’insegnamento di Psicotecnologie per il Benessere, nella Facoltà di Psicologia, il secondo nell’ambito dell’insegnamento Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, nella Facoltà di Lettere e Filosofia. 

 

 

“Siamo al primo milestone del primo anno, andrà avanti nel ‘24 e ‘25 – ha spiegato Andrea Gaggioli, coordinatore del progetto e direttore PsiCom -. L’obiettivo é esplorare le potenzialità di questi strumenti con un approccio centrato sull’esperienza di studenti e docenti, perché bisogna raggiungere degli obiettivi formativi. Durante il primo anno abbiamo realizzato dei workshop esperienziali che hanno coinvolto i docenti della Cattolica, oltre 80 di diverse facoltà, che hanno provato l’esperienza e sviluppato conoscenza di limiti e vantaggi di questa tecnologia”. Di questi 80, una ventina sono pronti a continuare l’esperienza. Gli studenti coinvolti fino a questo momento sono state poche dozzine, divisi in due laboratori. Dopo questo primo anno sono chiari i vantaggi e le criticità.

 

 “Con il metaverso – ha spiegato Gaggioli – si fanno esperienze che in aula difficilmente si possono fare. Per esempio, in materie scientifiche e tecnologiche posso trasformare una conoscenza astratta in qualcosa che posso anche manipolare e toccare con mano: un’equazione, una molecola, una cellula posso visualizzarle e interagire e se manipolo imparo di più. L’altro vantaggio è la possibilità di costruire contenuti che stimolano il coinvolgimento e l’emozione dei ragazzi. Quindi la dimensione emotiva e di coinvolgimento, e poi la dimensione sociale, perché in questo spazio condiviso si può accedere in più persone compreso il docente, questo spazio condiviso si può esplorare all’interno del metaverso. E si può fare ad libitum: per esempio potrei andare a katmandu se si tratta di una lezione di geografia, o nella Roma antica se è una lezione di storia, o in un museo se è una lezione di storia dell’arte, e così via. Questi vantaggi sono emersi anche dalla discussione con i docenti”.

 

I potenziali limiti riguardano in primo luogo degli aspetti di ergonomia. I dispositivi possono ancora migliorare dal punto di vista della loro utilizzabilità, del loro peso. “E ci sono anche aspetti legati all’accessibilità e all’inclusività – ha aggiunto Gaggioli – Il costo potenziale sono i contenuti, e stiamo lavorando per realizzare contenuti personalizzati per il corso e il docente. Questa è una grande sfida, perché sviluppare un contenuto è costoso. E una delle idee che stiamo esplorando è quella di utilizzare l’intelligenza artificiale generativa. Che in teoria si possa costruire sulla base di un testo un contenuto che poi viene importato all’interno dell’aula virtuale e che viene utilizzato in modo personalizzato dal docente”. L’obiettivo è creare un modello, il modello Metaversity che sia esportabile, che si possa replicare in qualsiasi contesto formativo, anche perché ci sono problemi analoghi nella “formazione universitaria, liceale, nelle scuole medie, chiaramente cambia il destinatario, i linguaggi e la sofisticazione dei contenuti”

 

 

 

 

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