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Autonomia: ok prima Europee? Nodo timing e dubbi nel centrodestra

AGI – Prima l’autonomia poi tutto il resto: ieri alla riunione dei capigruppo del centrodestra, che si è svolta nelle stanze del gruppo leghista, il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli ha mostrato tabelle e calendario: il ddl deve andare in Aula ad aprile, è stato l’input. Toni pacati, riunione che tutti i partecipanti descrivono tranquilla, ma nei fatti l’intesa sulla road map dei provvedimenti da approvare prima delle Europee ancora non c’è. Per di più – spiega un big della coalizione – c’è un fronte ‘trasversale nella maggioranza che frena. Parlamentari e non solo, eletti nel centrosud, nutrono più di una perplessità su una possibile accelerazione del ddl Calderoli. La tesi, viene spiegato, è che dare il via libera definitivo all’autonomia differenziata prima di giugno rischia di produrre più svantaggi che convenienze.

 

Tradotto: “cosi’ al Sud perdiamo voti”. E se al tavolo di ieri c’è stato chi ha quindi chiesto una riflessione in merito, ma per la Lega gli accordi vanno rispettati. Salvini ai suoi ha detto di aver parlato con la premier Meloni della questione, rassicurando cosi’ i fedelissimi, tra cui lo stesso Calderoli. Vero è che la Commissione Affari costituzionali di Montecitorio ha un’agenda fitta: se si dovesse decidere di approvare con una corsia privilegiata il ddl sulla cyber security e il pacchetto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Piantedosi, non ci sarebbe spazio per altri provvedimenti da qui ai prossimi due mesi. E – osserva un esponente di Fratelli d’Italia – dare il semaforo verde all’autonomia a maggio potrebbe essere ancora peggio, “si rischiano proteste di piazza proprio alla vigilia delle urne“, è l’alert.

 

In sostanza, nella maggioranza si ragiona su quali temi puntare in campagna elettorale: la Lega intende fare la battaglia, anche se in realtà l’autonomia diventerà realtà solo con i decreti attuativi. Il punto è che il ‘patto’ tra Meloni, Salvini e Tajani prevede che la Lega rivendichi l’autonomia, Fdi il premierato e Forza Italia la riforma della giustizia, compresa la separazione delle carriere. Sulla riforma delle carriere delle toghe si è deciso di accelerare nel vertice svoltosi dopo l’ultimo Consiglio dei ministri: oggi si sarebbe dovuto adottare il testo base in Commissione alla Camera, poi slittato, anche perché l’intenzione del governo è quella di approntare – dopo Pasqua – un disegno di legge Costituzionale che potrebbe magari trasformarsi in un emendamento alla proposta di legge sulla quale sono in corso le audizioni. E, dunque, secondo il timing ipotizzato, premierato e riforma della giustizia viaggerebbero in Parlamento più lentamente rispetto al dossier autonomia, tanto che in Fdi si è aperto un confronto sulla possibilità o meno di andare in Aula al Senato con la riforma Casellati senza il mandato al relatore, il che presupporrebbe un testo blindato. “È una forzatura che vorremmo evitare”, dice un big del partito della Meloni.

 

Ora si attende che sia proprio il presidente del Consiglio a dare maggiori indicazioni sul percorso parlamentare da qui a giugno. Va ricordato, inoltre, che la premier ha già assicurato di voler rispettare gli impegni assunti dalla coalizione, rimarcando sulla necessità di unità. Per questo motivo, tra i big del centrodestra c’è la convinzione che alla fine si troverà un’intesa. Per ora si è deciso che, sull’autonomia, la Commissione procederà con otto e non più solo tre audizioni al giorno e che fino alla conferenza dei capigruppo del 26 marzo si procederà senza strappi.

 

“Ma per noi questo non basta. L’autonomia è il tema dei temi, è chiaro che se non c’è l’ok prima delle Europee sarebbe un problema”, taglia corto un esponente di primo piano del partito di via Bellerio. Fdi e Forza Italia sono pronti ad accogliere gli input che arriveranno dai vertici dell’alleanza, ma sul tavolo ci sono nodi politici e ‘tecnici’, ovvero il tempo stringe e i dossier sono tanti. Tra l’altro la Camera sarà impegnata sul dl Pnrr, uno dei temi cruciali dell’azione dell’esecutivo, con la Lega che ha promesso di fare da sponda al ministro Fitto nella ‘querelle’ sorta sulla rimodulazione legata ai fondi sulla sanità. Ad agitare gli animi della coalizione c’è poi la battaglia della Lega sul terzo mandato.

 

Ieri gli alleati non hanno gradito l’atteggiamento degli ‘ex lumbard’, che hanno forzato la mano anche sul tema dell’eliminazione del ballottaggio per i comuni oltre i 15mila abitanti, emendamento poi ritirato e trasformato in un odg. Tema che verrà sciolto nella riforma degli enti locali (il centrodestra è da sempre d’accordo), “ma il terzo mandato non ce lo danno”, è il convincimento dei leghisti che potrebbero insistere anche nel passaggio del dl elezioni alla Camera (che arriverà ‘blindato’). E allora nella Lega si aprirà il ‘caso Zaia’: è vero che il suo ruolo di presidente di Regione scade nel 2025 ma per ora non c’è una ‘exit strategy’, considerato che il governatore non intende candidarsi alle Europee. La Lega potrebbe candidare come capilista Ciocca e Sardone al nord, Patricello e Lombardo al Sud mentre al centro, oltre all’europarlamentare Ceccardi, è in arrivo il si’ del generale Roberto Vannacci. Per la partita in Veneto Fdi punta sul senatore De Carlo, Zaia potrebbe optare per il ruolo di sindaco a Venezia visto che Brugnaro scade proprio in quel periodo. 

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