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Decaro e la foto con le due donne, “parenti boss ma estranee al resto della famiglia”

AGI – “Io ho le spalle larghe”, facendo il sindaco si ricevono “attacchi giusti, non giusti, che arrivano da più parti, in quell’ultimo periodo soprattutto da parlamentari di carattere nazionale del centrodestra, però onestamente queste due persone non c’entrano nulla e non vedo perchè si devono ritrovare in una foto su giornali nazionali e in tutte le trasmissioni oggi, solo perchè hanno chiesto al sindaco di fare una fotografia davanti al loro negozio, come mi capita, ogni giorno, con decine e decine di persone”. Lo ha detto il sindaco di Bari, Antonio Decaro, nel corso di una diretta sui social dove ha spiegato che questa mattina si è ritrovato una sua fotografia con due donne, parenti del boss Antonio Capriati, pubblicata su alcuni giornali nazionali nazionali (Il Giornale e La Verità, ndr) “accostata al termine ‘mafia’ e quando ho visto questa fotografia, mi sono chiesto chi fossero” le due donne ritratte.

 

Dopo alcune chiamate all’ex comandante della stazione dei carabinieri della città vecchia di Bari e poi all’ex dirigente della polizia di Stato, Decaro ha chiamato il parroco della Cattedrale, don Franco Lanzolla, e “abbiamo capito tutti insieme che sono due persone parenti del boss Capriati, ma non hanno nulla a che fare con il resto della famiglia”: “Don Franco mi ha detto – ha spiegato Decaro – che la signora ha sposato un uomo col quale ha gestito un negozio, che poi il negozio che sta alle spalle di questa fotografia, la figlia ha sposato uno scrittore e lei e il marito frequentano la parrocchia di don Franco, fanno parte della comunità delle famiglie”. E conclude: “A me è dispiaciuto sicuramente finire in una fotografia dove vengo accostato alla mafia, però mi immagino pure la difficoltà di queste persone che non c’entrano nulla”. 

 

“Stamattina abbiamo dato la nostra piena disponibilità alla Commissione per l’ispezione, che oggi è venuta a presentarsi – ha poi affermato Decaro, parlando dell’arrivo della Commissione d’accesso Antimafia al Comune -. Abbiamo dato loro la documentazione, tutto quello che servirà, anche perchè abbiamo fatto una direttiva a tutti i dirigenti delle ripartizioni per mettersi a disposizione della commissione. Le porte del Comune sono spalancate. Abbiamo sempre cercato di lavorare nel rispetto delle regole e della legalità”. 

 

Nella diretta social, poi, Decaro è tornato a spiegare l’episodio controverso raccontato dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dal palco della manifestazione “Giù le mani da Bari”. Emiliano ricordava di aver accompagnato l’attuale sindaco a casa della sorella del boss Antonio Capriati. Racconto smentito dal sindaco che ha spiegato come 20 anni fa fosse un giovane ingegnere, chiamato da Emiliano, allora primo cittadino di Bari, per occuparsi di mobilità. “Uno dei primi temi che ho affrontato è stato proprio la mobilità nella città vecchia”, ha detto Decaro via Facebook. “Era un periodo in cui c’era il parcheggio selvaggio, l’illegalità, non solo nel parcheggio, ma Bari vecchia, vent’anni fa era ‘Scippolandia’, c’era un magistrato antimafia (il sindaco Emiliano, ndr) e un giovane assessore, preso dal furore del tecnicismo, che voleva chiudere la città, ma non è stato facile. Si sono arrabbiati tutti: i residenti, i dipendenti del comune, i negozi della città del centro Murattiano che parcheggiavano lì. Si sono arrabbiate anche alcune persone legate ai clan criminali, perchè non credo sia stato semplice per loro non entrare con l’automobile o vedersi spuntare le telecamere che recuperavano le targhe di chi entrava”. 

 

Decaro ha raccontato che la sua attività è durata sei mesi tra quelle strade e che, nei primi giorni, gli è capitato di “incontrare persone che mi hanno maltrattato. C’erano dei ragazzi abbastanza grandi e una sera”, uno di questi gli avrebbe avvicinato “il giubbotto, non so che aveva in tasca. Lo dissi il giorno dopo ad Emiliano e qualche giorno dopo, mentre andavamo in cattedrale, da soli, abbiamo incontrato questo gruppo di persone e lui a modo suo, da magistrato antimafia, dice a quelle persone, ‘Decaro lo dovete lasciare stare, quello è un giovane ingegnere, sta lavorando per me, serve al quartiere, serve soprattutto ai bambini, li vedete i bambini che stanno per strada, con le macchine che passavano davanti alla piazza della cattedrale?'”. Da qui la conclusione: “Questo è stato. Io non so cosa ricorda Emiliano, non ho mai incontrato la sorella di nessuno per parlare di questa cosa. Ho incontrato tante persone nella città vecchia per cercare di trovare una soluzione che tenesse insieme le esigenze dei residenti, dei commercianti, abbiamo fatto tante riunioni”. 

 

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