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Dopo la sconfitta, Soru e Truzzu pronti al rilancio

AGI – Uno lanciava in Sardegna la ‘Rivoluzione gentile’, confidava nel voto disgiunto e puntava al superamento del bipolarismo con una proposta politica tutta sarda, forte della sua notorietà e dell’esperienza di ex presidente della Regione fra il 2004 e il 2008. L’altro, sindaco di Cagliari, all’inizio della sua campagna elettorale tardiva, iniziata solo a fine gennaio, parlava già da vincitore, fiducioso nell’appoggio della premier Giorgia Meloni e del suo partito, FdI, e nel vantaggio insperato rappresentato dalla spaccatura nel centrosinistra. Il verdetto delle urne, il 25 febbraio scorso alle regionali in Sardegna, ha bocciato clamorosamente Renato Soru e Paolo Truzzu, ma per entrambi è solo l’inizio di un nuovo percorso.

 

Per il fondatore di Tiscali, già segretario regionale del Pd, terzo classificato, con 63 mila voti e l’8,6%, è andata malissimo, molto peggio anche di quanto avevano pronosticato i sondaggi più pessimistici. La sua Coalizione sarda è rimasta sotto la soglia di sbarramento del 10% e nessuno dei suoi entrerà nel nuovo Consiglio regionale. A Paolo Truzzu, fortemente voluto da FdI e appoggiato dalla premier Giorgia Meloni come candidato del centrodestra, brucia non solo la sconfitta di misura, ma anche il fatto che a far vincere l’avversaria del centrosinistra Alessandra Todde abbia concorso il misero risultato ottenuto nella sua città: poco più di 24.200 voti, appena il 34,5%, contro gli oltre 37.900 della rivale, arrivata al 53%. “Sarà fondamentale lavorare con la futura minoranza”, diceva Truzzu, parlando da vincitore all’inizio della sua campagna elettorale, condotta prevalentemente con incontri con sindaci e associazioni di categoria e pochi confronti pubblici con gli altri candidati.

Le concause della sconfitta

“Siamo in questo momento l’unica possibilità di battere la destra”, proclamava Soru, ricandidato per la terza volta alla presidenza della Sardegna, una dozzina di giorni prima dalle elezioni vinte da Todde, da lui osteggiata fin da subito con sistematica pervicacia. Non sono bastati gli appelli al voto disgiunto lanciati dai suoi sostenitori, l’attacco continuo alla candidata del Campo largo e al M5S di cui vincitrice è esponente. “È la vicerè inviata da Roma per mantenere mansueta e asservita la Sardegna”, la definiva, quello che lei ha invano cercato come alleato. 

L’ex presidente incassa e rilancia

Probabilmente a Soru hanno giovato poco anche le polemiche coi media locali, da lui accusati di averlo oscurato. E non è bastato risparmiarsi la fatica di raccogliere le centinaia di firme necessarie imposte dalla legge regionale sarda, grazie all’assist di consiglieri regionali uscenti del centrodestra. Come ‘sponsor’ di quattro delle sue cinque liste si sono spesi il sardista Piero Maieli (rieletto in Consiglio regionale) per gli indipendentisti di Liberu, Annalisa Manca e Annalisa Mele, entrambe dei Riformatori sardi, per Vota Sardigna e Europa, e Franco Stara (eletto nel 2019 nel centrosinistra ma poi passato all’altro schieramento) per Azione (che poi ha formato una lista unica con Europa), e il centrista Pietro Moro per Rifondazione comunista. “Non nascondo la delusione profonda, perché tutti i dati che avevamo, sia come sondaggi sia come percezione, evidentemente sbagliata, ci lasciavano intravedere un esito diverso”, ha dichiarato Soru la sera della debacle, dopo una campagna elettorale di oltre 100 tappe in sei mesi.

 

“Rivendico di essere riuscito a mettere assieme tante persone attorno a un desiderio di buona politica. Mi pare comunque sia un bel risultato. Proseguiremo questo impegno politico. È evidente che cinque mesi non sono bastati per far emergere un progetto diverso dal bipolarismo italiano. La politica è un investimento per il futuro”. E durante la campagna elettorale Soru aveva prospettato un impegno della Coalizione sarda alle prossime elezioni comunali di Cagliari e Sassari questa primavera. “Siamo di più – diceva – non ci possono fermare”.

In Regione il destino del sindaco di Cagliari

Anche Truzzu prosegue la sua corsa: sindaco a fine mandato, è destinato, come capo dell’opposizione, a tornare in Consiglio regionale, dov’era stato nei banchi della minoranza nella legislatura 2014-2019, come vicepresidente della commissione Bilancio. Sempre che non decida di presentare ricorso e chiedere il riconteggio delle schede, visto che da Todde lo separano solo 1.800 voti. “Adesso non è all’ordine del giorno, non ci sono le condizioni e non abbiamo il verbale della Corte d’appello. I ricorsi si fanno quando c’è il risultato conclamato”, ha precisato il candidato sconfitto nella prima conferenza stampa dopo lo scrutinio, due giorni dopo il voto. Il suo futuro è in Regione, come lui stesso aveva anticipato durante una tribuna elettorale in tv.

 

Non è in agenda una sua ricandidatura al Comune. “Se a Cagliari ci sono 13 mila voti di differenza e io ho perso di duemila, vedo una valutazione sul sottoscritto da parte dei cagliaritani. E di questo non sono chiaramente felice”, ha commentato Truzzu, accollandosi la responsabilità della sconfitta. Ma sul risultato deludente per lui, nonostante il 48,8% della coalizione (oltre 6 punti in più di quella del centrodestra, hanno pesato anche il voto disgiunto, il ritardo nella candidatura e le forti tensioni tra le forze del centrodestra, in particolare fra FdI da una parte e Lega e Psd’Az dall’altra, che hanno digerito a fatica la mancata ricandidatura del presidente uscente Christian Solinas, poi rimasto fuori dalla competizione. I candidati sardisti non devono averla presa bene, considerato che nei loro ‘santini’ elettorali non compariva alcun riferimento al candidato presidente, da alcuni considerato un’imposizione.

 

“Credo che avremmo potuto vincere”, ha osservato, invece, Truzzu, “se avessimo fatto una campagna elettorale più aggressiva contro i 5Stelle e avessimo utilizzato gli stessi mezzi che hanno impiegato loro nei miei confronti. Io, però, non mi permetto di fare campagna elettorale contro le persone”. Ma in Consiglio regionale il candidato sconfitto e la prima presidente donna dei 75 anni di storia autonomistica della Regione, e prima governatrice M5S in Italia, sono destinati a ritrovarsi, forse a collaborare. “È una persona perbene”, l’ha definito Todde, incassata la sua telefonata di congratulazioni. “Visto che la Sardegna dovrà avere tanti progetti trasformativi e che devono includere tutti i sardi – e io voglio essere la presidente di tutti – sarà importante anche trovare la modalità di lavorare insieme”. 

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