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Elly Schelin e il passaggio di testimone dal ‘federatore’ Prodi

AGI – L’investitura arriva da un padre nobile dell’Europa e del Pd. Anzi “un nonno”, come tiene a precisare: “Elly Schlein può federare” il centrosinistra. Romano Prodi parla al termine del forum sull’Europa fortemente voluto dalla segretaria per lanciare la volata verso la campagna elettorale delle elezioni europee, ma anche per rispondere ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia.

E forse non è un caso che le parole più dure pronunciate dal Professore siano dirette proprio verso Castel Sant’Angelo. Non è quello il luogo del confronto politico, dice Prodi dopo aver smentito di essere stato mai ospite della kermesse: “Mica ci si può confrontare nelle antiche carceri romane. Ha ragione Elly: il luogo del confronto è Il Parlamento”.

Tra il Professore e la segretaria, d’altra parte, c’è un dialogo costante sulle questioni più delicate, non solo sui temi europei e del partito, ma anche su quelli internazionali. I due hanno dialogato a lungo, a tu per tu, durante i lavori del forum e, nella sua relazione finale, a Prodi sono stati dedicati la maggior parte delle citazioni, subito dopo quelle che riguardavano Paolo Gentiloni.

Quella del commissario agli Affari Economici è l’altro nome a cui si guarda per un processo federativo che metta assieme il centrosinistra in una coalizione organica. Difficile, spiegano però fonti della maggioranza Pd, che sia Gentiloni a tenere con il Pd forze come i Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Prodi ne è consapevole, non a caso all’endorsement per Schlein fa seguire un chirurgico: “Il problema è farsi federare”. Una impresa in cui ha fallito anche Enrico Letta, l’altro nome di peso della due giorni dem, investito prima di Schlein del ruolo di federatore da Prodi.

Parlando all’assemblea nazionale Schlein assicura che “lavoreremo sempre con generosità e responsabilità per far maturare alleanze e convergenze, con le altre forze politiche e nella società, insieme a tutti coloro che non si riconoscono nella deriva di questa destra. Lo stiamo facendo anche con le amministrative e le regionali. Allo stesso tempo però, abbiamo dimostrato quanto non esista alcuna alternativa senza il Partito Democratico. Siamo in campo con le nostre proposte e i nostri valori, perno imprescindibile di qualunque progetto alternativo per l’Italia”.

Una postilla necessaria per tranquillizzare quel pezzo di partito che ha visto sempre l’abbraccio con i Cinque Stelle come la rinuncia alla vocazione maggioritaria che ha ispirato la nascita del Pd. Il lavoro di diplomazia interna è quanto mai necessario con l’approssimarsi del voto europeo e, in particolare, con il momento in cui si dovranno mettere nero su bianco le liste dei candidati. I posti disponibili non abbondano, i ‘big’ del partito che hanno concluso i mandati a disposizione in comuni e Regioni sono già in pista.

Ma l’idea di Schlein è quella di fare liste aperte alla società: “Dobbiamo essere in grado di scegliere chi meglio può rappresentare le idee che sono emerse in questi due giorni con liste aperte che mirano a rappresentare la società che abbiamo intorno a noi”, dice la segretaria.

“Apriamoci e non accontentiamoci di noi stessi, non le viviamo come premio di consolazione, strumento di rivalsa o di conta interna”. E perché il messaggio arrivi più chiaro ai punti di riferimento delle aree politiche dem, aggiunge: “Se ci sono delle correnti, proviamo ad aprirle alla società e portare dentro le forze più fresche e sensate e mischiamole con le competenze migliori che come partito possiamo esprimere”.

Anche su questo punto, Prodi offre il braccio alla segretaria: “Il Pd non deve usare le candidature” delle prossime elezioni europee “come premio di consolazione, che pure è legittimo, ma come la costruzione di una classe dirigente che miri a essere leader in ambito europeo”.

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