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Ex Ilva, il j’accuse di Riondino

AGI – “Delusi e umiliati” da politica e istituzioni. Ma consapevoli che a Taranto “è in atto una rivoluzione” di chi lotta ancora per una terra nella consapevolezza che il futuro non è l’acciaio ma occorre puntare sulla sostenibilità ambientale e la valorizzazione della cultura. Lo ‘schiaffo’ bipartisan ai partiti per la vicenda ex Ilva arriva dai due artisti Michele Riondino e Diodato proprio nel giorno in cui viene reso nota l’ennesima convocazione a Palazzo Chigi dei sindacati (il 19 febbraio). “Sedotto e abbandonato dal Movimento 5 stelle”, “deluso dal Pd” e “completamente ignorato da questo governo di destra”. Questo l’affondo di Michele Riondino dopo la proiezione della sala capitolare del Senato di “Palazzina Laf” il film diretto e interpretato dallo stesso attore tarantino che racconta con gli occhi di un operaio il caso della Palazzina dell’ex Ilva diventato un caso giudiziario. In prima fila – seduti distanti – Giuseppe Conte e Elly Schlein, presenti (senza intervenire) all’iniziativa promossa dal senatore M5s, Mario Turco.

 

 

Istituzioni e politica nel mirino anche di Diodato (nato ad Aosta e originario di Taranto) che ha composto “La mia Terra” tra i brani della colonna sonora del film. “Io da cittadino – sono le parole del cantautore tra i protagonisti del festival di Sanremo – mi sono sempre sentito abbandonato e umiliato dalle istituzioni. Non vedere qui nessun rappresentante del governo non può che confermare la mia disillusione”.

Poi un appello per non seppellire “la speranza”. A Taranto “è in atto una rivoluzione da qualche anno. Lo sguardo dei cittadini – sottolinea il cantante – sta cambiando e non c’è niente di più doloroso di vedere come venga ignorata una città che tenta di risollevarsi su temi come la cultura. Chiederei ai presenti di fare qualcosa per questi giovani che lottano, credono nella loro terra e nella bellezza. C’è tanto dolore ma anche tanta speranza”, dice Diodato.

Alla proiezione del film, questa mattina, Schelin e Conte erano arrivati in ordine sparso. Prima il presidente M5s e un’ora dopo la leader dem giusto in tempo per non perdere il finale dell’opera. Nessun ammiccamento tra i due. Sguardi fissi sullo schermo (prima) e rivolto ai relatori (durante il successivo dibattito) per poi salutarsi alla fine con la Schlein che lascia in anticipo l’evento perché attesa alla iniziativa con Avs sul Ponte dello Stretto.

A rubare la scena alla politica sono stati, dunque, i due artisti tarantini nella giornata in cui gli imprenditori dell’indotto di Acciaierie d’Itala hanno bloccato il ponte girevole di Taranto rivendicando il pagamento dei crediti arretrati. Riondino non usa mezze parole. “Questa fabbrica non può più produrre acciaio. Non lo dico io ma la magistratura. Gli impianti sono sotto sequestro. Oggi ci sono quasi 5mila lavoratori cassaintegrati che subiscono l’umiliazione di stare a casa senza fare nulla. Il futuro di Taranto non è nell’acciaio ne sta nelle bonifiche”.

L’unica azione di tutti i governi che si sono succeduti “è stata la scelta di non agire. Ho cercato di essere il più leggero possibile”, conclude Riondino senza nascondere l’amarezza. Una “azienda fantasma”, lamenta il senatore M5s Mario Turco in una città, Taranto, dove “è in atto da anni un tradimento, perché si è rotto il patto sociale”. Poi una proposta: “dedicare una via centrale di Roma” al giornalista Alessandro Leogrande autore del libro “Fumo sulla città” da cui è stato tratto il film. 

 

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