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In Basilicata prevale il modello Sardegna. E ‘Azione’ resta fuori

AGI – Dopo settimane di confronti fra fughe in avanti e frenate, la scelta del centrosinistra è caduta su un medico oculista di 66 anni: Domenico Lacerenza. Una scelta che tiene dentro il perimetro del campo largo la lista “Basilicata Casa Comune”, nata attorno alla candidatura di Angelo Chiorazzo, ma si priva di Azione. Che Carlo Calenda fosse ormai lontano dal resto delle forze di opposizione era apparso chiaro nelle scorse ore, quando il leader di Azione aveva messo in campo il nome dell’ex Pd Marcello Pittella, ma senza chiudere all’ipotesi di sostenere il governatore di centrodestra uscente Vito Bardi. Al termine della riunione, alla quale hanno partecipato gli ‘ambasciatori’ locali delle forze politiche con qualche ‘incursione’ dei leader, una nota congiunta annunciava: “La formazione civica ‘Basilicata Casa Comune’, il Pd, il M5S, AVS e Europa hanno chiesto di comune accordo al dottor Domenico Lacerenza – profilo di alto spessore professionale, già Direttore del Dipartimento di chirurgia dell’ospedale regionale ‘San Carlo’ di Potenza – di offrire la sua disponibilità quale interprete di un solido progetto politico e sociale per imprimere una svolta nell’amministrazione della Regione Basilicata”.

 

Una candidatura nata su alcuni temi qualificanti della coalizione, il primo dei quali prevede di offrire “una sanità di qualità a tutti i cittadini lucani: una sfida essenziale per rilanciare un territorio che ha sofferto profondo disagio per ciò che attiene la fruizione del diritto alla salute e il diritto alle cure”, viene spiegato. Fondamentale per arrivare all’accordo è stato il passo indietro di Angelo Chiorazzo che le forze politiche del campo progressista ringraziano per essersi “reso disponibile a impegnarsi in prima persona per questa sfida, per la sua disponibilità a offrire il suo contributo nell’individuazione, di comune accordo, di un candidato unitario. Al dottor Lacerenza, che ha accettato con entusiasmo questa sfida, va il nostro ringraziamento, certi di poter offrire alla intera comunità lucana una alternativa di governo, costruita su basi serie, concrete, credibili”. La giornata di ieri si era aperta con una nuova ridda di nomi di potenziali candidati, in cui spiccava quello di Viviana Cervellino, sindaca di Genzano di Lucania. Un nome ‘bruciato’ in poche poche ore come era accaduto anche per quello di Nicola Valluzzi, sindaco di Castelmaggiore che, all’ora di pranzo, riferisce di  di essere stato contattato da Davide Baruffi, responsabile Enti Locali del Pd che ha portato avanti, assieme al titolare dell’organizzazione Igor Taruffi, la pratica Basilicata. 

 

Prima di lui erano stati messi sul tavolo i nomi di Piero Marrese, sindaco di Montalbano Jonico e presidente della Provincia di Matera, e Piero Lacorazza, ex presidente del consiglio Regionale. L’unico punto su cu tutti sembravano d’accordo era la necessità di decidere in fretta. La dead line per la presentazione delle liste è il 22 marzo, fra meno di nove giorni. Il rischio di farsi trovare impreparati e affrontare la campagna elettorale all’inseguimento della destra è concreto. Tra i dem si invita a non caricare di aspettative la sfida lucana come fatto con l’Abruzzo. Il ragionamento è che si tratta di un voto locale e non di un test nazionale. Il nodo è rappresentato dalla determinazione di Chiorazzo a restare in campo e dalla necessità di tenere insieme tutte le forze di opposizione. Il gioco dei veti incrociati, tuttavia, è partito da giorni e le dichiarazioni di Carlo Calenda, che spinge su Marcello Pittella tenendo la porta aperta alla possibilità di sostenere all’ultimo momento Bardi, non aiutano. Anzi, vengono recepite con un certo stupore e anche un po’ di fastidio dai dirigenti di Pd, M5s e Avs che si stanno occupando del dossier. Poi Calenda torna sul nome di Angelo Chiorazzo: “C’è Chiorazzo? Andiamo su Chiorazzo, anche se ha dei problemi oggettivi”, incalza il leader di Azione. E non è chiaro se Calenda, quando parla di problemi oggettivi, si riferisca al fatto che M5s e Avs hanno già manifestato le loro riserve sull’imprenditore attivo nel Terzo Settore. Per Calenda, comunque, la palla è in mano al Pd ed è alla segretaria dem che chiede di fare presto. Durante una telefonata, Calenda le propone di “aprire una discussione, ma molto rapidamente, sennò finiamo che siamo senza candidato”. E se i Cinque stelle non sono d’accordo, sia il Pd a “dire di no ogni tanto”, aggiunge. Calenda incalza Schlein, Nicola Fratoianni incalza Calenda. L’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra mostra di non apprezzare l’atteggiamento del potenziale alleato che si esprime a sostegno di Pittella, aprendo poi a Chiorazzo, senza chiudere a Bardi.

“Calenda cambia idea un numero imprecisato di volte al giorno. Io rimango convinto che sia necessario costruire un’alternativa a questa destra e Alleanza Verdi Sinistra, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle possono costruire il nucleo di questa alternativa. A chi cambia idea ogni giorno dico: prima decida dove vuole andare”. Un perimetro che non dispiacerebbe nemmeno al M5s: il partito di Giuseppe Conte non ha ancora elaborato la sconfitta abruzzese, ma alcuni parlamentari Cinque Stelle attribuiscono alla presenza di Azione buona parte dei voti persi nella regione. Una questione politica, più che di perimetro. Perchè i Cinque Stelle, così come Sinistra Italiana, vedono una maggiore facilità di intesa in un dialogo a tre con il Pd, che non con il campo allargato ad Azione. E la dimostrazione sarebbe quanto accaduto in Sardegna, come sottolinea Fratoianni. Schlein, da parte sua, continua a predicare unità: “Cerchiamo un progetto credibile e vogliamo raccogliere il più possibile le forze alternative a questa destra”, dice la segretaria. Alla fine lo schema è quello sardo, con l’aggiunta di Europa. 

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