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La sfida delle Europee e la candidatura sul tavolo, inizia la segreteria Tajani

AGI – “Dalla vittoria dipende la sopravvivenza del nostro movimento politico nei prossimi trent’anni”. È il passaggio chiave del discorso di Antonio Tajani da segretario di FI appena acclamato all’unanimità. Il vicepremier e ministro degli Esteri nella prima giornata del congresso aveva illustrato il ‘programma’ di Forza Italia, con un intervento ad ampio raggio su tutti i temi sul tavolo. Il suo sguardo è in chiave interna al partito. Non si sente un Maradona, avverte il peso della responsabilità di essere il capitano della squadra, ma l’invito rivolto alla platea che scandisce il suo nome è quello di prodigarsi per gli appuntamenti futuri. Da lunedì si lavorerà a liste “forti” e non è escluso che il vicepremier e ministro degli Esteri possa scendere in campo. Ad alcuni ‘big’ azzurri ha confidato di valutare tutti gli scenari, di pensare anche a questa ipotesi, del resto anche nelle scorse settimane ha ripetuto che farà quello che serve al partito. “Dipende anche da quello che farà la premier Meloni”, è il ‘refrain’ che si ripete tra i dirigenti azzurri. Ovviamente non è una decisione dei prossimi giorni ma l’entusiasmo che si è respirato tra i delegati al palazzo dei Congressi – ragiona più di un esponente azzurro – potrebbe portare anche a questa strada. “Ha fatto un discorso da leader, e anche da possibile candidato”, osserva un deputato. 

Tutto prematuro, in ogni caso. Tajani però ricorda in un passaggio del suo discorso quando Berlusconi voleva candidarsi capolista in tutte le circoscrizioni. Insomma, per dirla con un dirigente di primo piano del partito azzurro, “il vero congresso saranno le Europee”. L’obiettivo è andare oltre il 10% e tra i presenti al congresso in tanti auspicano il sorpasso nei confronti della Lega. “Cambierebbe la natura del centrodestra”, sottolinea un senatore azzurro. Tajani definisce l’appuntamento delle Europee “una grande sfida” e non a caso ricorda come i vertici europei, da von der Leyen a Metsola, hanno avuto attestati di stima per quanto sta facendo il partito (sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo del Ppe Weber). Oggi il presidente del Parlamento europeo ha avuto parole di elogio per Berlusconi (“Ha fatto la storia d’Italia e d’Europa”) ma soprattutto “per l’amico” e per il governo che sul conflitto in Ucraina “ha capito subito qual era la posta in gioco”. La due giorni al palazzo dei Congressi dell’Eur si conclude con tutti i dirigenti (sono stati votati per alzata di mano anche i quattro vicepresidenti: Occhiuto, Benigni, Bergamini e Cirio) sul palco e con le note di “Non sarà un’avventura”. All’ultima curva Tajani si rivolge agli alleati (“Non hanno nulla da temere, siamo leali ma nessuno può dirci di rinunciare alla nostra identità”), per il resto durante i quaranta minuti che seguono la sua acclamazione (l’unica digressione è sui corti di ieri, “se qualcuno sbagliato pagherà ma no al processo alle forze dell’ordine”) parla a tutti i dirigenti azzurri. Chiede “unità” per rendere omaggio a Berlusconi, si appella affinché i parlamentari sacrifichino i week end per la causa, spiega che non c’è solo un segretario “ma tutta una classe dirigente”, ribadisce che ascolterà tutti, a partire dagli amministratori locali, rimarca lo stato di salute anche economico-finanziario del partito perché “è finito il tempo in cui non si versava al movimento”, cita gli ultimi sondaggi, “cresciamo con il passo da alpino”, e quel mondo, anche produttivo e sindacale, che guarda a Forza Italia “con simpatia” (oggi al congresso è intervenuto, tra gli altri, il segretario della Cisl). Finisce con i selfie e le foto e con la promessa del nuovo numero uno azzurro: “Mandiamo un grande applauso a Silvio Berlusconi che ci ascolta da lassù. Ce la metterò tutta”.

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