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“Lo Spazio non diventi terreno di conquista”, avverte il capo di stato maggiore dell’Aeronautica

AGI – Il crescente impiego dei satelliti negli scenari bellici e il rischio di una competizione per le risorse lunari costringono il mondo militare a interrogarsi sul cosmo in termini strategici, con l’obiettivo di evitare che lo spazio extratmosferico diventi “terreno di conquista” per entità statali. È quanto ha discusso con l’Agi il generale Luca Goretti, capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, a margine dell’evento di saluto per il colonnello Walter Villadei, tornato sulla terra lo scorso 9 febbraio dopo 18 giorni trascorsi sulla Stazione Spaziale Internazionale.  

Dal punto di vista della Difesa, lo Spazio sta già iniziando a porre sfide. Un esempio è la corsa per le risorse minerarie lunari, per le quali non ci sono accordi internazionali e sono possibili conflitti che si ripercuotano sulla Terra. C’è un coordinamento all’interno della Nato e dell’Europa per prepararsi a questo scenario?

“Non possiamo stare fermi e guardare il mondo come evolve; si modifica la propria analisi geostrategica e quindi sicuramente in ambito Nato e in ambito europeo c’è una discussione in corso in tal senso e c’è una forte volontà di far sì che il settore spaziale sia un dominio pubblico per tutti e non diventi terreno di conquista. Non è facile, possiamo avere tante idee comuni in una certa parte dei Paesi occidentali mentre magari qualcun altro ha altre ambizioni. Quindi dobbiamo fare molta attenzione ed essere preparati a questa eventualità. Il mondo spaziale potrebbe diventare un mondo dove la deterrenza, come nel nucleare, è qualcosa da tenere sempre presente piuttosto che un terreno di sfida e di conquista perché oggi come oggi noi non dobbiamo combattere con altre società che vengono da altri pianeti. Noi viviamo sulla Terra e dobbiamo cercare di preservare questo unico pianeta che al momento ci consente la vita. L’ambiente lunare è una possibilità di espansione della nostra proiezione come società planetaria e terrestre per un qualche cosa di positivo e dobbiamo sempre fare attenzione che rimanga positivo e non si trasformi in un conflitto in un’altra sede perché sarebbe devastante”. 

 

Può approfondire il concetto di deterrenza applicato allo spazio?

“Il concetto di deterrenza dovrebbe essere quello di dimostrare a un potenziale avversario che uno è in grado di poter creare una certa difficoltà nel settore della comunicazione, per esempio. Quindi, se tu hai intenzione di fare la stessa cosa, alla fine non ci si parla in due, allora tanto vale che ci si continui a parlare tutti quanti perché un conflitto, e spero che non capiti mai, in questo momento può avvenire soltanto sulla Terra perché c’è qualcosa da conquistare sulla Terra, non c’è un altro pianeta da conquistare, quindi ci si confronta tra simili. Lasciamo che lo spazio sia un segmento, un’area dove ci si può sì confrontare ma non diventi un terreno di battaglia perché i costi sarebbero esorbitanti, i risultati non sarebbero neanche paragonabili alla spesa perché in ogni caso tutto deve risolversi sulla Terra”.

Di fatto il problema non si sta già ponendo? Per esempio la Russia aveva definito i satelliti Starlink in dotazione all’Ucraina come obiettivi militari legittimi. Quindi esiste già una proiezione militare nello Spazio.

“Una proiezione militare nel settore spaziale c’è, assolutamente sì, perché ovviamente ci sono sistemi di comunicazione, sistemi di rilevamento e sistemi di fotografia che sono di interesse anche per la Difesa e non soltanto per il comparto civile. È ovvio che un conto sono le realtà e un conto sono le narrative diplomatiche che tra Paesi normalmente ci si scambia ma questo fa parte della realtà terrestre e speriamo che rimanga tale”.

 

 

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