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Mattarella al ghetto di Roma. E il pensiero va a Israele

AGI – Poco più di otto ore per catturare e mandare a morte certa e terribile 1.259 ebrei. 207 i bambini. All’alba del 16 ottobre 1943 un drappello di nazisti guidati dal comandante Herbert Kappler fece irruzione nelle case del ghetto di Roma per rastrellare i cittadini di origine ebraica. Un clima irreale, il buio poi le prime luci e gli sguardi attoniti di persone che non avevano nemmeno la forza di opporsi, raccontano i sopravvissuti.

Poco dopo l’ora di pranzo era tutto finito, il trasferimento deciso, e la stazione Tiburtina due giorni dopo vide partire i tre treni diretti ad Auschwitz-Birkenau. Solo 16 faranno ritorno, una sola donna Settimia Spizzichino. Altri mille ebrei romani saranno internati nei due anni successivi.

Sergio Mattarella partecipa alla fiaccolata che ogni anno il comune di Roma organizza per ricordare, e sempre più per non dimenticare. Dai muri del ghetto gli sguardi degli ostaggi dell’attacco di Hamas di dieci giorni fa ti guardano, raccontano l’orrore in una terra lontana, ma anche la paura strisciante di chi vive qui, il timore di un rigurgito di antisemitismo. L’applauso che accoglie il presidente della Repubblica dopo la deposizione di una corona di fiori al Tempio maggiore sa di ringraziamento vero per la solidarietà ma soprattutto per la vicinanza e l’affetto. Di ieri e di oggi.

Mattarella è stato tra i primi a esprimere la sua solidarietà al presidente israeliano Isaac Herzog, il governo sta lavorando per evitare un’escalation del conflitto e riportare a casa gli ostaggi. L’obiettivo è scongiurare altre vittime innocenti su entrambi i fronti e una spirale che allarghi all’intera area lo scontro.

I messaggi delle istituzioni

Sul palco allestito davanti al Portico di Ottavia, sotto una pioggia che non scoraggia i tanti raccolti nel ricordo, siedono le istituzioni del Paese e della città. Mattarella e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente del Lazio Francesco Rocca, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Questi sono giorni drammatici dopo il terribile attacco di Hamas a Israele. Ripensando a cosa accadde 80 anni fa qui a Roma è difficile non restare atterriti davanti a cosa è avvenuto pochi giorni fa. L’inferno è ancora tra noi”, ha detto Gualtieri che ha espresso vicinanza alla Comunità Ebraica romana. “Ma assicuro: nessuna ideologia ci farà sprofondare nel passato. Occorre però riconoscere e combattere sempre l’antisemitismo”, ha aggiunto.

Rocca ha ricordato “le barbarie dei terroristi e la sofferenza che ha dovuto provare nuovamente Israele pochi giorni fa”. “Oggi a 80 anni di distanza da quella tragedia la Regione Lazio si stringe alla Comunità Ebraica. Siamo tutti uniti nel condannare questa barbarie”, ha detto ancora.

“Noi siamo gli ebrei di Roma, italiani orgogliosi, con un forte legame con lo Stato d’Israele, dove vivono i nostri fratelli, unica democrazia del Medio Oriente, che oggi è costretta ad una guerra per la sicurezza dei propri cittadini”, ha detto Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma.

“Il nostro auspicio è continuare a contribuire sempre di più allo sviluppo sociale e culturale della nostra amata città, potendo contare su un legame ormai sincero e consolidato con le istituzioni nazionali e cittadine – ha aggiunto – guardiamo con fiducia al futuro della Comunità Ebraica, confidando che violenze e ingiustizie non si ripeteranno mai più e che la nostra collettività possa sempre essere motivo di orgoglio e virtù per il nostro paese, l’Italia”.

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