mattarella:-“israele-ha-sofferto,-non-neghi-uno-stato-agli-altri”

Mattarella: “Israele ha sofferto, non neghi uno Stato agli altri”

AGI – La Shoah è stato un orrore assoluto, senza paragoni. Le deportazioni e i lager sono frutto delle tirannidi fasciste. Il ritorno dell’antisemitismo non è tollerato dalla nostra Repubblica. Tra passato e presente, Sergio Mattarella mette alcuni punti fermi, celebrando il Giorno della Memoria, per fare piazza pulita di negazionismi, revisionismi e anche di qualche stiracchiatura propagandistica da usare à la carte nel dibattito sul conflitto in corso in Medio Oriente. Ma in modo molto netto, chiarisce anche che dopo l’orrore terrorista di Hamas, la risposta di Israele rischia di ostacolare la pace. E c’è di più.

 

Con una sorta di mozione della storia, più che degli affetti, il presidente della Repubblica lancia quasi un appello: “Coloro che hanno sofferto il turpe tentativo di cancellare il proprio popolo dalla terra sanno che non si può negare a un altro popolo il diritto a uno Stato”.

 

 

Come ogni anno al Quirinale Mattarella ha chiamato le nostre istituzioni, i vertici delle comunità ebraiche, gli studenti e i sopravvissuti all’Olocausto. Sono sempre di meno, un cruccio che ha esplicitato pochi giorni fa anche Liliana Segre. “Non mi fermerò, continuerò ancora fin quando potrò farlo” dice con voce saldissima Sami Modiano, raccontando i suoi viaggi della memoria con i giovani a Birkenau. Tutti si alzano in piedi per un lungo applauso e lui stringe le braccia in un abbraccio ideale. Noemi Di Segni, presidente delle Comunità ebraiche in Italia dichiara tutta la sua preoccupazione: “Occorre chiarire che le immagini del 27 gennaio sono solo e unicamente della Shoah, che quelle del 7 ottobre e degli atti vissuti in questi mesi sono un tunnel sotterraneo che ci fara’ uscire ad Auschwitz se non si vigila seriamente”.

 

 

Dopo il 7 ottobre Shoah e conflitto in Medio Oriente si sono intrecciati, con letture spesso deformanti. E il Presidente si spende per mettere in ordine le cose, cominciando a ricordare alcuni dati storici inoppugnabili. Innanzitutto cita Primo Levi: “La storia della deportazione e dei campi di concentramento non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa”. Poi assegna il giusto peso alla Shoah, in questi mesi usata come termine di paragone per il conflitto mediorientale: “Auschwitz spalancava – e spalanca tuttora – i suoi cancelli su un abisso oltre ogni immaginazione. Un orrore assoluto, senza precedenti – cui null’altro puo’ essere parificato – ideato e realizzato in nome di ideologie fondate sul mito della razza, dell’odio, del fanatismo, della prevaricazione”.

 

Le ideologie di superiorità razziale, la religione della morte e della guerra, il nazionalismo predatorio, la supremazia dello Stato, del partito, sul diritto inviolabile di ogni persona, il culto della personalità e del capo, sono stati virus micidiali (Sergio Mattarella)

 

Unica fiammella di luce in quell’orrore furono i Giusti tra le nazioni, che hanno “rischiato la propria vita e talvolta l’hanno perduta per mettere in salvo cittadini ebrei dalla furia omicida nazifascista”. “Di fronte alla barbarie, di fronte all’ingiustizia, queste persone non hanno girato la testa, non hanno volto lo sguardo altrove”. Ma “celebrare doverosamente i Giusti non deve far dimenticare i tanti, troppi ingiusti”. Perché “non c’e’ torto maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle vittime che annegare in un calderone indistinto le responsabilità o compiere superficiali operazioni di negazione o di riduzione delle colpe, personali o collettive”.

 

Anche l’Italia “adottò durante il fascismo – in un clima di complessiva indifferenza – le ignobili leggi razziste: il capitolo iniziale del terribile libro dello sterminio; e che gli appartenenti alla Repubblica di Salo’ collaborarono attivamente alla cattura, alla deportazione e persino alle stragi degli ebrei”.

 

E oggi, purtroppo, assistiamo a un “ritorno, nel mondo, di pericolose fattispecie di antisemitismo“. Ma la nostra Costituzione detta l’uguaglianza, le comunita’ ebraiche “sanno che l’Italia è la loro casa e che la Repubblica, di cui sono parte integrante, non tollererà in alcun modo, minacce, intimidazioni e prepotenze nei loro confronti”.

 

La pace e la democrazia vanno dunque salvaguardate mentre “parole d’ordine, gesti di odio e di terrore sembrano di nuovo affascinare e attrarre”. Bisogna chiedersi perché torna il culto di “simboli e tradizioni di ideologie nefaste e minacciose, che hanno portato all’umanità soltanto dolore, distruzione, morte”.

Il conflitto in Medio Oriente

“Siamo di fronte a un nuovo ‘crinale apocalittico’ per usare un’espressione cara a Giorgio La Pira”, basta vedere cosa succede nei tanti scenari di guerra. A cominciare dal Medio Oriente. “Assistiamo, nel mondo, a un ritorno di antisemitismo che ha assunto, recentemente, la forma della indicibile, feroce strage antisemita di innocenti nell’aggressione di terrorismo che, in quella pagina di vergogna per l’umanità, avvenuta il 7 ottobre, non ha risparmiato nemmeno ragazzi, bambini, persino neonati. Immagine di una raccapricciante replica degli orrori della Shoah”.

 

L’Italia guarda a Israele “come Paese a noi vicino e pienamente amico, oggi e in futuro, per condivisione di storia e di valori. Siamo e saremo sempre impegnati per la sua sicurezza”. Ma “l’angoscia sorge anche per le numerose vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia di Gaza“. La reazione di Israele, afferma Mattarella in modo netto, “rischia di far sorgere nuove leve di risentimenti e di odio. Può accrescere gli ostacoli per il raggiungimento di una soluzione capace di assicurare pace e prosperità in quella regione, cosi’ centrale nella storia dell’umanità e cosi’ martoriata”.

 

Mentre le principali diplomazie, a cominciare da quella Usa insieme a quelle arabe, cercano una strada per far cessare il conflitto, il capo dello Stato aggiunge un appello, rivolto proprio a chi è stato perseguitato per secoli: “Coloro che hanno sofferto il turpe tentativo di cancellare il proprio popolo dalla terra sanno che non si può negare a un altro popolo il diritto a uno Stato”.

 

“I Giusti, con il loro coraggio, con la loro speranza e il loro sacrificio ci indicano la direzione e ci esortano ad agire, con determinazione e a tutti i livelli, contro i predicatori di odio e contro i portatori di morte – conclude il Presidente – I Giusti italiani sono tra le radici migliori della nostra Repubblica”. 

 

 

Categorie