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Medioriente e fine vita, Schlein ‘smina’ il percorso delle europee

AGI  – Ucraina, Israele e fine vita. Una rapida combinazione di colpi che ha riacceso le tensioni nel Partito Democratico dopo la tregua cercata e ottenuta da Elly Schlein a partire da ottobre. ‘Mine’ che Schlein è chiamata a disinnescare i vista di una campagna elettorale per le europee che promette di essere complicata.

Quello della consigliera Veneta, Anna Maria Bigon, che con la sua astensione ha concorso ad affossare la legge sul fine vita è il caso più ‘caldo’. Schlein l’ha definito una ferita, facendo temere provvedimenti contro Bigon, tanto che il cattolico Graziano Delrio ha minacciato di autosospendersi dal partito per difendere il diritto alla libertà di coscienza. Dal Nazareno, tuttavia, si precisa che nessun provvedimento sarà preso, nessuna sanzione comminata: “Non è stato mai immaginato”.

La linea del Pd è sempre stata chiara, viene ricordato, fin dalla mozione congressuale di Elly Schlein. Ed è quella contenuta nel disegno di legge a prima firma Alfredo Bazoli, altro esponente cattolico del Pd, già approvato alla Camera nel 2022 e che ora i dem chiedono di calendarizzare al Senato. Altro ‘incidente’, sebbene contenuto numericamente, è stato quello della votazione della risoluzione sugli aiuti a Kiev.

Otto dem, fra Camera e Senato, hanno votato la risoluzione della maggioranza oltre a quella del Pd. Una scelta che ha provocato una certa irritazione fra gli esponenti di maggioranza del gruppo parlamentare della Camera.

Infine il Medio Oriente, con la presa di posizione di Elly Schlein sulle armi. “Dobbiamo porci la questione di evitare di alimentare questi conflitti, di evitare l’invio di armi e l’esportazione di armi verso i conflitti, verso il conflitto in Medio Oriente, in particolare in questo caso a Israele, perché non si può rischiare che vengano usate per crimini di guerra”. In questo caso, a insorgere, sono stati gli esponenti di altri partiti sebbene le parole di Schlein abbiano colto di sorpresa molti fra gli stessi dem.

Gli esponenti più vicini alla segretaria sottolineano che Schlein ha parlato, in particolare, dell’emendamento messo ai voti al Parlamento Europeo e votato anche dai dem, durante la discussione sulla risoluzione per il cessate il fuoco a Gaza. In quel testo, poi bocciato dall’aula, si faceva chiaramente riferimento allo stop alle armi per tutta l’Unione Europea. Daltra parte, segnalano dirigenti Pd vicini alla segretaria, la linea del partito non è cambiata: rimane ferma la condanna di Hamas, così come il richiamo a una reazione “proporzionata” da parte del governo israeliano.

Non si può ignorare, continuano dal Pd, che sotto i bombardamenti sono morti circa 25 mila civili, quasi 10 mila bambini. Un tema che potrebbe portare a un nuovo ‘inciampo’ quando, il 29 gennaio, si discuterà la mozione sul riconoscimento dello Stato di Palestina.

La minoranza dem mantiene le antenne ben dritte in attesa di ‘captare’ nuovi segnali dalla segretaria. Le prese di posizione, soprattutto su fine vita e Medio Oriente, vengono collegate da esponenti dell’ex mozione Bonaccini alla corsa per le elezioni europee che si sta per aprire ufficialmente. Le mosse di Schlein sono interpretate come un tentativo di caratterizzare in maniera più netta il partito, conferendo a esso una impronta più vicina a quella della sua leader: più di sinistra insomma.

 

La polarizzazione del confronto con Meloni

Un ragionamento sorretto dalla progressiva polarizzazione del confronto fra Schlein e Giorgia Meloni. Una lettura sorretta anche dalle parole d’ordine che Schlein sta imponendo sui temi economici, dal rilancio del salario minimo su cui la segretaria chiede di rilanciare la battaglia, al congedo parentale, passando per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Un crescere della tensione interna che rischia di rendere un calvario il percorso verso le elezioni europee.

Ne è consapevole Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, che per questo ha lanciato un appello al partito e, in particolare, agli esponenti più in vista perché ci si candidi in prima persona alle europee cosi’ da aiutare il partito. Il ragionamento sotteso all’appello è che sarà difficile arrivare all’appuntamento con le europee di giugno mantenendo questo stato di tensione interna.

E qui si ritorna al tema della candidatura di Elly Schlein su cui il partito si divide in pro e contro, per dirla con Umberto Eco, in ‘apocalittici’, quelli che riterrebbero la candidatura un passo indietro rispetto alla storia stessa del Pd, e ‘integrati’, per i quali in fin dei conti si tratterebbe di rispondere a un passaggio straordinario con una scelta straordinaria.

La segretaria non ha ancora sciolto la riserva e non sembra in procinto di farlo. Quello che è chiaro a chi la conosce bene è che la sua non è tattica. Il suo metodo è sempre stato quello di “anteporre il metodo e il programma, ai nomi. Anche al suo”. E a questo proposito si rimanda alla sua candidatura alla segreteria quando, di fronte a quelli che furono considerati ‘tentennamenti’, si disse e si scrisse di un passo indietro di Schlein. Poi smentito. 

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