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Meloni: “Accadrà di tutto ma per me conta il consenso”

AGI – Conferma che quell’ormai famoso elmetto, metaforicamente calzato sul palco del comizio a Pescara per le regionali di domenica, sta ancora sulla sua testa, “anche quando dormo”. E ci resterà. Fino a giugno, almeno. Giorgia Meloni fa il punto sulle questioni che tengono la scena e la cronaca di questi giorni ma soprattutto, forse, marca il filo che sembra intravvedere e spiega che non solo “si sta vedendo un pò di tutto”, ma “accadrà un pò di tutto, soprattutto da qui alle elezioni europee”.

 

Lo scenario evocato dalla presidente del Consiglio prende le mosse da “quando abbiamo vinto le elezioni, e i nostri avversari scommettevano sul fatto che avremmo fallito. Prima hanno scommesso sulle nostre divisioni, e si è visto che il centrodestra è una coalizione compatta, banalmente perchè sta insieme da 30 anni, per scelta. E gli è andata male. Poi hanno scommesso che saremmo stati isolati sul piano internazionale ma l’Italia oggi è centrale come non mai, e quindi anche qui non gli è andato molto bene. Poi – prosegue – hanno scommesso che avremmo affossato il Pnrr ma siamo la prima nazione d’Europa nella realizzazione. Poi hanno scommesso sul crollo dell’economia ma anche qui i dati macroeconomici gli danno torto. E ora sta emergendo una natura un tantino risentita, livorosa dei nostri avversari”.

 

Da qui quell'”accadrà un pò di tutto” insieme alla riaffermazione di un atteggiamento tutto volto direttamente ai cittadini: “Non mi preoccupa particolarmente, perchè come si sa l’unica cosa che mi interessa è il consenso dei cittadini e finchè c’è il loro consenso, e questa vita la faccio solamente per loro, tutto il resto si affronta”. 

 

Ospite, in collegamento da Palazzo Chigi, con la ‘piazzà tv su rete 4 del Dritto e Rovescio di Paolo Del Debbio (“Paolo”, durante tutta l’intervista, con il giornalista che alla fine butta li’ un potenziale seguito proprio nella sede del governo, propiziato magari “da una carbonara o un’amatriciana, tra ragazzi semplici”) Meloni affronta i temi d’attualità e non risparmia le stoccate.

 

La piu’ diretta tocca a Carlo De Benedetti, e al Pd, sull’affaire dossieraggi, quando il presidente del Consiglio dice che i dati sensibili sono finiti a giornali e “particolarmente a quello di De Benedetti, tessera numero 1 del Pd – sottolinea – e alcuni, ho letto oggi, anche all’attuale responsabile Comunicazione del Pd”. “La libertà di stampa non prevede che si getti fango su chi non ci va a genio, raccogliendolo con metodi illegali”, incalza Meloni che guarda all’inchiesta in corso invitando a “andare fino in fondo” perche’ “serve capire chi sono i mandanti, conoscerne nome e cognome”.
Confronto a viso aperto anche sul tema delle piazze. “Ringrazio le forze dell’ordine ed esprimo loro solidarietà per le campagne denigratorie che ogni tanto vengono fuori”, ribadisce per poi rivendicare “un’ottima gestione delle forze dell’ordine”, avvertendo che “non si può fare di tutta l’erba un fascio”, perche’ “agli agenti feriti nessuno ha dato solidarietà”.

 

Un tema sul quale Meloni introduce un ulteriore elemento, quando sbotta “eh ma lezioni sullo Stato di diritto dalla sinistra no…”, e osserva che “quando si sparava con gli idranti su lavoratori pacificamente seduti a terra ai tempi del Covid perche’ volevano solo lavorare con il tampone, io al governo non c’ero e sono stati tutti zitti”.

 

Ironizza, la premier, sulle bordate che arrivano ogni giorno dalle opposizioni, facendo notare che “quando uno parla troppo di te vuole dire che non e’ sicuro di se'” e aggiunge che “infatti la sinistra dice ‘votate per noi perche’ gli altri sono brutti e puzzanò, ma la verità e’ che non hanno una proposta”. A un certo punto separa il campo con la classica distinzione ‘noi’ e ‘lorò, quando osserva che “io cerco di dare risposte, loro continuano a parlare di quello che e’ successo settanta anni fa e stanno bene cosi'”.

 

E sul terreno della concretezza si torna quando si parla dell’Abruzzo dove si voterà domenica, con un Marsilio del quale difende il ‘pedigree’ di abruzzese doc e l’azione di chi “ha governato molto bene” puntando su una linea che “magari porta meno voti nell’immediato”, annota, ma “ha lavorato molto sul tema delle infrastrutture, ha costruito quattro nuovi ospedali” e, in sostanza, “si e’ occupato di problemi reali”.

 

Nessuna citazione per Elly Schlein. Un paio per Giuseppe Conte. Una e’ quella in cui la premier lo definisce “l’armocromista di Zelensky”, l’altra dove assicura che “non mi vedrete mai con il piattino in mano come Conte. Non vado in giro a prendere ordini”

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