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Meloni: “La nostra politica di bilancio è seria, risultati straordinari sul Pnrr”

AGI – La partita della riforma del Patto di Stabilità europeo è difficilissima, è ancora aperta” e “a Bruxelles riconoscono che la nostra politica di bilancio è seria”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni alla Camera in vista della riunione del Consiglio Ue parlando della riforma del patto di stabilità. “Il nostro approccio è stato sempre pragmatico. Non possiamo permetterci” che non ci sia nella riforma il rilancio della crescita, ha osservato la premier, sottolineando che “la misura del superbonus pesa come un macigno” ma “l’Italia è una nazione virtuosa che si presenta con le carte in regola”.

“Il governo è impegnato da mesi in condizioni negoziali non semplici, nelle quali mai abbiamo smesso di perorare un approccio costruttivo e pragmatico, che consentisse finalmente di bilanciare l’elemento della solidità dei bilanci nazionali esostenibilità dei loro debiti pubblici, con l’ imprescindibile elemento della crescita e del sostegno agli investimenti”, ha detto la premier, “non è stato così fino ad oggi, non possiamo permetterci che continui ad essere così da domani. Ma voglio dire che, a dispetto delle semplificazioni giornalistiche che spesso alimentano una contrapposizione” tra i “Paesi virtuosi e Paesi spreconi, tra frugali e spendaccioni, oggi la posizione negoziale dell’Italia parte da una base di credibilità e serietà che ci viene riconosciuta, grazie all’azione del nostro governo e a quella in particolare del ministro Giorgetti”.

“Dal 2024 di nuovo in avanzo primario”

“Se nonostante una trattativa difficilissima siamo ancora in partita, e se l’accordo finale è stato posticipato – auspicabilmente – a una nuova riunione dell’Ecofin che verrà convocata proprio nei giorni successivi al Consiglio europeo con il mandato di chiudere l’accordo entro l’anno, è perchè tutti a Bruxelles hanno capito che la posizione del governo non si basa sul classico ‘tiriamo a campare’ ma su una politica di bilancio seria e rigorosa che anche oggi voglio rivendicare”, ha concluso la premier. 

 “L’Italia non chiede una modifica delle regole per poter spendere senza freni, per sperperare risorse senza controllo, ma lo fa in quanto il contesto in cui ci troviamo ad operare è ancora un contesto eccezionale e sono quindi necessarie regole più adeguate alla situazione che stiamo vivendo”, spiega Meloni, “perchè l’Italia è una Nazione virtuosa: lo testimonia innanzitutto l’avanzo primario che, fatta eccezione per il periodo Covid e post Covid, ha quasi costantemente registrato un incremento dai primi anni 90 ad oggi. E dal 2024 torneremo di nuovo in una situazione di avanzo primario”.

“Lo testimonia anche il nostro sistema pensionistico, tra i più equilibrati d’Europa. E lo testimoniano – ha aggiunto – le misure adottate da questo governo: negli ultimi mesi siamo intervenuti per ridurre le spese improduttive, abbiamo avviato un’azione di razionalizzazione della spesa che riguarda tutto il settore pubblico, abbiamo avviato un importante piano di privatizzazioni che non diventeranno con questo governo delle svendite. Il tutto accompagnato da dati macroeconomici soddisfacenti e stabili, da un mercato del lavoro che sta facendo registrare risultati record sul fronte dell’occupazione (e dell’occupazione stabile in particolare), da una Borsa che nel 2023 sta facendo registrare la migliore performance d’Europa, con un spread sotto controllo, con le agenzie di rating – notoriamente poco accomodanti – che hanno dato fiducia al Governo e all’economia italiana”, ha concluso.

“La rimodulazione del Pnrr si doveva fare”

“Abbiamo registrato risultati straordinari sulla rimodulazione del Pnrr”, ha dettoancora  la presidente del Consiglio, che ha ringraziato il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto: “grazie all’impegno encomiabile di tutto il governo, e del ministro Fitto in particolare, abbiamo registrato risultati straordinari sulla rimodulazione e l’attuazione del Pnrr, che oggi ci vengono riconosciuti dalla Commissione europea, dal Consiglio e da tutti gli analisti economici”.

“Ricordo ancora – ha aggiunto – quando, nei mesi della campagna elettorale, la nostra annunciata volontà di intervenire per revisionare un Piano nato in un quadro economico e geopolitico completamente diverso da quello attuale veniva derisa, derubricata ad annuncio velleitario o addirittura bollata come una scelta irresponsabile che avrebbe portato l’Italia con un piede fuori dall’Europa, messo a rischio la nostra credibilità internazionale e con essa i nostri conti pubblici. Con tenacia e perseveranza abbiamo dimostrato che si poteva fare, anzi permettetemelo, si doveva fare ed è stato fatto”, ha concluso.

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