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Pd, M5S e Avs premono: Salvini riferisca sulle commesse Anas

AGI – Quello delle commesse Anas che ha portato agli arresti domiciliari Tommaso Verdini, figlio dell’ex senatore di Forza Italia Denis, è già un caso politico. Un pezzo dell’opposizione chiede infatti al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, di fare chiarezza sui rapporti con Inver, la società di Verdini coinvolta nell’inchiesta. Una richiesta che i partiti fanno poggiare su almeno due elementi: la commistione fra politica e imprenditoria e il legame del ministro Salvini con Denis Verdini, padre della compagna del leader della Lega.

“Funzionari pubblici che discutono di appalti con imprenditori, un sottosegretario della Lega chiamato in causa per interventi normativi, parentele imbarazzanti”, spiega Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera.

“Come può Salvini pensare che non dovrà spiegare al Parlamento che cosa succede negli appalti Anas? Un insulto, la sua alzata di spalle. Arroganza e presunzione non lo mettono al riparo da un coinvolgimento che prima che personale è politico”, attacca la deputata dem. Il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, parte dal presupposto che “se l’opposizione chiede a un ministro di riferire in Parlamento, quel ministro non può sottrarsi”, e sottolinea che la tematica riguarda proprio il ministero di cui è titolare il leader della Lega: “Sono vicende giudiziarie che investono direttamente un settore di sua competenza. È preferibile che le sue opinioni le esprima in aula e non al cenone di Capodanno tra i suoi cari”, aggiunge.

Un braccio di ferro innescato dalla richiesta di informativa urgente arrivata dal gruppo M5s alla camera al termine della seduta di venerdì alla quale il ministro non ha ancora risposto. “L’inchiesta Anas-Verdini è di enorme gravita’, oggi sono emersi anche i legami tra un socio di Tommaso Verdini e il figlio di Massimo Carminati: Meloni e Salvini devono immediatamente prendere posizione di fronte agli italiani e rispondere alla richiesta di informativa urgente avanzata dalle opposizioni”, dicono in una nota congiunta le capogruppo M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Valentina D’Orso e Ada Lopreiato. Il sospetto dei Cinque Stelle, alimentato anche da alcuni retroscena apparsi sui quotidiani, è che il ministro non abbia alcuna intenzione di riferire.

Un sospetto alimentato anche dalle parole di Igor Iezzi, capogruppo della Lega in commissione Affari Costituzionali della Camera: “Le opposizioni dovrebbero chiedere a Toninelli e Giovannini di riferire in Aula, dato che il presidente Anas è stato nominato dai governi di cui facevano parte. Cosa c’entra Salvini?”, spiega Iezzi all’AGI. Le opposizioni non sono tuttavia compatte nel chiedere l’informativa di Salvini. Azione, con Enrico Costa, ha fatto presente in Aula che il Parlamento “non è un tribunale” e che “quello che accade nelle aule giudiziarie andrebbe separato da quanto accade nelle aule parlamentari”.

Osvaldo Napoli, esponente della segreteria nazionale di Azione, invita il resto delle opposizioni a “evitare di farsi tarantolare dalla vicenda che vede coinvolto Tommaso Verdini. La gogna mediatica alzata negli ultimi trent’anni ha avvelenato la vita politica e civile del nostro Paese”, aggiunge.

Dalla Lega arriva apprezzamento per la posizione mostrata dal partito di Carlo Calenda: “Un discorso serio”, lo definisce Iezzi, “perché ormai si fanno comunicazioni in Aula a ogni battito di ciglia di una procura. Su cosa dovrebbe venire a riferire Salvini? Non si può politicizzare qualsiasi inchiesta al primo articolo di giornale che esce. Su questo, serve una riflessione da parte di tutti”, aggiunge. L’altro aspetto della vicenda è quello che riguarda il rapporto fra politica e aziende.

Il deputato Pd ed ex ministro del Lavoro, Andrea Orlando, invita i colleghi a non lasciarsi distrarre dal dibattito sul “giustizialismo” e sulla presunta “guerra tra magistratura e politica”. Per Orlando, infatti, “la vicenda Verdini ci parla di cose che, se è possibile, sono più profonde e forse persino più gravi delle eventuali responsabilità penali che dovessero essere accertate, cose che sicuramente non possono essere curate con il processo penale. La prima riguarda il sempre evocato mercato e la continuamente scomodata concorrenza”.

La seconda questione, “che fa pendant con questa” è politica: “Sino a che punto e in che contesti è lecito utilizzare i rapporti, le conoscenze, le informazioni accumulate nel corso della propria carriera politica (magari anche in ragione di capacita’ squisitamente politiche come nel caso di Verdini, la cui figura non può essere ridotta solo al profilo criminale) e farle diventare fonte di profitto?”. Infine, per Orlando “c’è una questione etica. È normale che manager pubblici, imprenditori, politici accettino, non la mera frequentazione (ci mancherebbe), ma la intermediazione di una persona condannata per corruzione e in fase di esecuzione della pena?”.

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