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PER DOMENICA Riforme, il piano della maggioranza per evitare il referendum

AGI – Approvare il primo ‘step’ della riforma costituzionale tra marzo e aprile, un mese prima delle Europee, cercare di incassare una vittoria al prossimo appuntamento elettorale e subito dopo arrivare al secondo via libera parlamentare, in modo che gli ultimi due passaggi ‘blindati’ siano veloci: nella maggioranza si valutano i tempi dell’iter Casellati, anche se è tutto prematuro, tra l’altro – in attesa che il testo passi al vaglio del Quirinale – non è ancora chiaro se la discussione sulla revisione della ‘Carta’ partirà da Montecitorio (l’ipotesi più probabile) o da palazzo Madama. Ma nella maggioranza si sta cominciando a ragionare anche su un piano da mettere in campo nei prossimi mesi.

Lo spartiacque saranno proprio le Europee. Il convincimento è che dopo le urne si comincerà a fare sul serio e che quell’area di centro che eventualmente volesse prendere le distanze dalla sinistra possa aprire alla riforma. In modo che il ‘fronte del sì’ riesca a pescare quei voti in Parlamento per evitare il referendum.

Per approvare il testo alle Camere servirebbero due terzi di sì, non basterebbe l’appoggio di Renzi. Ma il ‘refrain’ è che a Montecitorio e al Senato si possono trovare i consensi necessari dopo le aperture della premier Giorgia Meloni. “Alla Camera non ne servono moltissimi, al Senato anche di meno.

La domanda che rivolgeremo in Parlamento è semplice: avete un giudizio sulla riforma o un pregiudizio? Per una parte dell’opposizione, se alle Europee il Pd dovesse perdere e anche i piccoli partiti dovessero avere la peggio, sarebbe una questione di sopravvivenza…”, argomenta uno dei ‘big’ delle forze politiche che sostengono l’esecutivo.

Al momento il ‘fronte del no’ al ddl Casellati è sceso in campo per annunciare una netta contrarieta’. “Cosi’ si indebolisce il Parlamento e si indeboliscono le prerogative del presidente della Repubblica”, taglia corto la segretaria dem Schlein che annuncia il ricorso a ogni arma nel dibattito parlamentare.

“È un pasticcio costituzionale che va fermato”, dice il segretario di Europa, Magi. “Costituiremo dei comitati a difesa del Colle”, promette Bonelli di Avs. Tuttavia, nella maggioranza si guarda innanzitutto a Italia viva (oggi l’ex ministro Bonetti ha criticato la decisione di Iv al Senato di tenere fuori Gelmini dalla commissione Affari costituzionali), a Calenda (Azione è al momento contraria), ai gruppi misti alla Camera e al Senato, a Svp in particolare, alla minoranza del Pd e persino a esponenti del Movimento 5 stelle).

“Non abbiamo certamente paura del referendum, Meloni ha già detto che non c’è intenzione di ‘politicizzarlo’, ma è chiaro che se ci dovessimo arrivare – dice un altro ‘big’ della maggioranza – ci sarebbero due schieramenti e ai centristi e ai moderati dell’opposizione non converrebbe schierarsi con la sinistra Pd e con Conte”.

Il governo e la maggioranza considerano importante soprattutto l’eventuale sponda di Renzi e valuteranno eventuali suggerimenti che arriveranno dal Terzo polo. Si tratta, in ogni caso, di eventuali manovre in Parlamento che si determinerebbero più avanti. La maggioranza potrebbe mettere sul tavolo il tema della legge elettorale, tra l’altro con la possibilità – osserva la stessa fonte – di aprire alle preferenze.

Il dibattito per ora è nel merito. I dubbi su alcuni punti li ha espressi la stessa premier. L’eventualità di prevedere le elezioni qualora un premier dovesse cessare il suo incarico è uno degli argomenti sul tavolo. Così come la possibilità di non fare alcun riferimento al premio di maggioranza al 55% e di ‘puntellare’ la norma anti-ribaltone (sui poteri dell’eventuale secondo premier per esempio). Il ddl Casellati viene ritenuto comunque “una soluzione di compromesso”, anche se non si escludono cambiamenti.

La ministra Casellati intanto ha respinto la tesi secondo cui il disegno di legge sminuisce le prerogative del capo dello Stato: “Le mantiene tutte”. Ha più volte ripetuto che l’esecutivo ha scelto per questo motivo di ‘ammainare’ la bandiera del presidenzialismo e di optare sull’elezione diretta del premier, non modificando alcunché nel potere da parte del presidente della Repubblica di sciogliere le Camere.

“Il cancellierato alla tedesca limiterebbe i poteri del Colle”, sostiene il ministro delle Riforme. Ed ancora: “La norma ‘anti-ribaltone’ ridà centralità al Parlamento e mette fine ai giochi di palazzo e a tutte quelle strane alchimie di governi tecnici”. Le riforme costituzionali viaggeranno di pari passo con il ddl sull’autonomia che potrebbe arrivare nell’Aula del Senato – se i tempi dei lavori sulla legge di bilancio non dovessero allungarsi – prima di Natale.

I due dossier “viaggeranno con tempi diversi ma in parallelo”, garantisce il ministro degli Affari regionali e dell’autonomia, Calderoli. La maggioranza difende in maniera compatta l’impianto del ddl e punta a far sì che l’eventuale pronunciamento dei cittadini sulle riforme arrivi alla fine della legislatura. Ma, appunto, si tenterà di aprire una trattativa parlamentare per allargare il consenso.

“Bando alle ipocrisie. Ci si confronti in Parlamento”, osserva l’azzurro Gasparri. “Finisce l’epoca degli inciuci”, sottolinea il capogruppo di Fdi, Foti. Mentre il presidente del Consiglio, in un colloquio con Vespa per il suo ultimo libro, promette: Voglio battere un altro record: finire la legislatura con lo stesso governo con cui l’ho iniziata. Sarebbe la prima volta nella storia repubblicana”.

Le liti di maggioranza sono “invenzioni” – sostiene -, “io non sento affatto la dimensione dell’assedio”. “Quelli che mi attaccano sono dei misogini”, pensano – afferma Meloni – “che la testa di una donna non possa reggere di fronte la pressione”. 

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