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Prove disgelo Schlein-Conte, pesa voto Ue e ruolo federatore

AGI –  Ci prova Roberto Speranza a dare una scossa a Elly Schlein e Giuseppe Conte. La pandemia ha dimostrato che Pd e M5s, assieme agli altri partiti oggi all’opposizione, possono governare insieme e rappresentare l’alternativa. Lo fa davanti ai due leader riuniti nella Sala della Regina di Montecitorio per partecipare alla presentazione del libro dell’ex ministro della Salute.

 

“Bisogna fare la fatica di coltivare un terreno oppure ci ritroveremo Salvini e Meloni per i prossimi anni”, avverte Speranza. Un terreno o un campo, largo, molto largo o stretto, purchè ci metta a un tavolo, insomma. La risposta dei leader, tuttavia, è di prassi. Ci sono ferite, nel rapporto fra i due partiti, che non si sono ancora rimarginate, specie a livello territoriale, ricorda Schlein. Bisogna ricucire quelle ferite, aggiunge la leader dem, concentrandosi su quei temi che vedono Pd e M5s guardare nella stessa direzione e, su quei temi, costruire l’alternativa.

 

“Noi non abbiamo pregiudizi”, assicura Conte, “dobbiamo trovare progetti condivisi, dobbiamo essere seri”. Parole che, se lette alla lue di quanto accaduto nelle scorse ore e di quanto detto anche solo qualche minuto prima da Giuseppe Conte, sembrano puramente di prassi. Il ‘nò di conte al sit-in annunciato da Schlein all’ombra del cavallo della Rai e, soprattutto, il post con cui il presidente del M5s ha attaccato ieri la segretaria sembrano spingere ancora piu’ lontane le barche di Pd e M5s.

“Basta ipocrisie”, scrive il presidente M5s nel suo post accusando il Pd di essere il detentore del “record di servizi confezionati” su misura dai Tg Rai. Non solo. Bersagliato anche da esponenti del Pd per la frase in cui spiegava che, vinca Trump o vinca Biden, con gli Stati Uniti occorre mantenere dei rapporti di collaborazione, Conte ha precisato: “A Speranza si sono rizzati i capelli sulla testa? Beh, a me si rizzano i capelli sulla testa davanti a un Pd bellicista e che rinnega la vocazione ambientalista, come sul termovalorizzatore”.

 

 Non esattamente segnali distensivi. Fra i parlamentari dem di maggioranza e minoranza la convinzione è che gli scambi al veleno fra i due leader saranno il leit motiv dell’intera campagna elettorale per le europee. Il sistema proporzionale non accelera di certo il cantiere delle alleanze. Cosi’ come non giova, se non alla leader dem, il fatto che Schlein stia impostando tutta la sua campagna elettorale come un duello con Giorgia Meloni. Un duello che potrebbe finire per schiacciare in un angolo Giuseppe Conte.

Infine, c’è il tema del federatore: “Schlein federi pure la correnti del Pd, noi non ci facciamo federare”, ebbe a dire qualche settimana fa Conte. L’ex premier, d’altra parte, ha sempre visto come fumo negli occhi qualsiasi ipotesi di campo largo, inseguendo invece un “campo giusto” che per lui sono gli accordi costruiti su singoli temi. è il modello del Conte II che oggi rivendica e che sembra proporre per le alleanze che verranno: “Il Conte II è stato un governo nato per la contingenza della politica italiana, però devo dire la verità: con il Conte II c’è stato un incaricato premier, il sottoscritto, che ha avuto al tavolo le forze progressiste con cui ha messo a punto un manifesto progressista, un progetto politico ponderato”, ha aggiunto Conte.

 

“Quel progetto politico ci ha consentito di realizzare varie misure, di essere in sintonia con il governo europeo della commissione Von der Leyen, appoggiata anche dal M5s sul finire del Conte I. Abbiamo fatto il grande investimento in sanità, sulla competitività delle imprese”.

E poi “le grandi misure introdotte e qualificanti di forze politiche progressiste, come il blocco dei licenziamenti”. Se le europee non mettono fretta ai due leader, le regionali e le amministrative consigliano di accelerare il confronto. “The sooner the better”, dice Schlein: l’accordo con il M5s prima arriva e meglio è. E Conte conferma che “non ci sono pregiudiziali”. Lo stato dell’arte, però, sembra indicare altro. In Sardegna l’accordo è stato trovato sul nome della M5s Alessandra Todde. In Abruzzo c’è l’ex rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico. Resta il Piemonte, dove il tavolo fra M5s e Pd è ancora in attesa di essere riconvocato, e la Basilicata dove “c’è la possibilità di mettere in campo una candidatura straordinaria, eppure non c’è ancora l’accordo”, come osserva rammaricato Speranza. 

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