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Quarant’anni fa la firma del Concordato tra Stato e Chiesa

AGI – “Ti chiedo perdono!”. La firma del Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica arrivò 40 anni fa, il 18 febbraio 1984. La sera prima, il presidente del Consiglio, il socialista Bettino Craxi, riunì a Palazzo Chigi due suoi collaboratori: Giuliano Amato e Gennaro Acquaviva. Il premier, ricorderà Amato, “letta l’ultima stesura del testo, chiuse la cartella, si alzò, girò intorno al tavolo, si portò davanti al ritratto di Garibaldi che teneva lì come un’icona, e disse: ‘Ti chiedo perdono!'”.

 

Il leader del Psi era approdato alla presidenza del Consiglio il 4 agosto 1983 e aveva subito affidato al cattolico-socialista Acquaviva il dossier sulla revisione del Concordato, fermo ai Patti Lateranensi firmati da Benito Mussolini e dal cardinale Gasparri nel 1929. Il 28 gennaio 1984 alla Camera viene approvata, con 338 sì, 67 no e 30 astenuti, la mozione che dà mandato al presidente del Consiglio di chiudere l’accordo. Il documento viene firmato venti giorni dopo a Villa Madama, dal segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli e dallo stesso Craxi.

 

 

L’obiettivo è adeguare l’intesa tra lo Stato e la Chiesa ai principi della Costituzione. La religione cattolica non è più “la religione di Stato”, d’altra parte lo Stato rinuncia a qualsiasi pretesa di controllo sulla vita interna della Chiesa: non esige più il giuramento dei vescovi e non chiede più che le nomine episcopali gli siano ‘pre notificate’. È abolito il sostentamento economico diretto dello Stato ai sacerdoti e introdotto il sistema di finanziamento dell’otto per mille, attraverso il quale si può devolvere la percentuale di Irpef alla Chiesa cattolica, allo Stato o ad altre confessioni. Da parte sua la Chiesa accetta che l’insegnamento religioso nelle scuole non sia obbligatorio e che le sue attività, non riconducibili a finalità di culto o di religione, siano sottoposte a una tassazione ordinaria.

 

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