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Sardegna: la madre delle riforme? Una legge che resiste da 47 anni

AGI – Favorire l’accesso alle cure attraverso la riorganizzazione della medicina territoriale e tracciare una mappa delle aree idonee per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili sono fra le priorità della presidente in pectore della Regione Sardegna, Alessandra Todde. A queste si aggiungono misure in vista della prossima stagione turistica alle porte. Ma in cima a tutte c’è la madre di tutte le riforme, quella di una legge regionale risultata intoccabile negli ultimi 47 anni: la n.1 del 1977, quella che disciplina l’organizzazione amministrativa della Regione sarda, le competenze della Giunta, della presidenza e degli assessorati. Negli ultimi dieci anni l’avevano annunciata sia l’amministrazione di centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru, anche con proposte di legge depositate in Consiglio regionale, sia la Giunta uscente di centrodestra, presidente Christian Solinas, ma senza successo. Da chi conosce le difficoltà della macchina regionale, quella riforma è considerata cruciale per farla funzionare con efficienza e al passo coi tempi, considerato che la struttura del 1977 non è più adeguata.

 

“Dobbiamo dotarci di strumenti che ci consentano di poter governare la Regione, che rimodellino la struttura degli assessorati e il rapporto con gli enti locali”, ha annunciato Todde. “Dobbiamo subito metterci a ragionare su questo, altrimenti quello su cui ha peccato di più la Giunta uscente – cioè la programmazione, la progettazione – noi non riusciremo a risolverlo subito”. Solinas, nelle sue dichiarazioni programmatiche all’Assemblea sarda nel maggio 2015, aveva prospettato il superamento sia della legge 1, quindi dell’organizzazione degli attuali 12 assessorati, sia della legge 31 del 1998 che riguarda la struttura degli uffici della Regione. Alcune integrazioni e parziali modifiche furono apportate nel 2021 con la contestata legge sui ‘superstaff’ della Presidenza e della Giunta regionale, ribattezzata dalle opposizioni di centrosinistra e dal M5S ‘Legge poltronificio’, per la moltiplicazione degli incarichi apicali di natura fiduciaria che ha consentito.  Per approvarla ci vollero due mesi di conflitti e tensioni in Consiglio regionale, con la minoranza che arrivò a occupare l’Aula per contrastala. 

 

La legge del 1977, secondo il segretario del Pd sardo Piero Comandini, vicepresidente uscente del Consiglio regionale e rieletto il 25 febbraio scorso, “ingessa l’azione amministrativa”. “Cambiarla dovrà essere una priorità dei primi 100 giorni di governo”, sottolinea Comandini, “in modo da rendere la macchina regionale più snella, più accessibile ai cittadini. Da qui bisogna partire per tutto il resto. In passato non c’era abbastanza consapevolezza dell’importanza di questa riorganizzazione. E nella scorsa legislatura non si è fatta la riforma per la litigiosità all’interno della maggioranza di centrodestra”. Altro nodo che la presidente in pectore si è impegnata a sciogliere è quello dell’attuale legge statutaria elettorale che taglia fuori le forze politiche minori e meno strutturate e non riconosce una rappresentanza adeguata ai territori e alle donne, che sono la maggioranza dell’elettorato e che quest’anno, a differenza del 2019, hanno superato gli uomini fra i votanti: con 380.837 su 370.459, le elettrici ai seggi sono stati 10 mila in più rispetto agli elettori.

 

“La mia Giunta si distinguerà per competenze e capacità, perché noi vogliamo essere efficaci”, ha annunciato Todde nella sua prima conferenza stampa dopo il voto. “L’abbiamo promesso ai nostri elettori che si aspettano un cambiamento profondo. La cosa più importante è trovare figure che possano incarnare competenze riconosciute e riconoscibili per il lavoro che dovranno fare”. La prossima settimana, ancora prima della proclamazione degli eletti, sono previsti i primi incontro fra Todde e le forze politiche della sua maggioranza. “Una priorità assoluta per me”, ha anticipato la neo presidente, “è fare in modo che finisca la speculazione energetica in Sardegna. Partendo con una moratoria che sostenga la situazione che si è creata e lavorare sulla mappa delle aree idonee sarà una delle prime cose da affrontare immediatamente. La Sardegna non è una colonia. Inoltre, farò tutto quello che posso affinché il deposito delle scorie nucleari stia lontano dalla Sardegna”. 

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