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Sardegna: l’arte del negoziato tra i segreti della vittoria di Todde

AGI – C’è un negoziato durato sottotraccia per almeno 4 mesi dietro la vittoria di Alessandra Todde alle elezioni regionali del 25 febbraio scorso in Sardegna. Le trattative che hanno ricondotto i Progressisti dell’ex sindaco di Cagliari Massimo Zedda dalla ‘Rivoluzione gentile’ di Renato Soru al Campo largo si sono rivelate decisive sul piano dei numeri. Alla resa dei conti, quei quasi 21 mila voti e il 3% di una delle forze che più di altre ha marcato l’opposizione al centrodestra uscente in Consiglio regionale hanno avuto un peso determinante. E dietro quella lunga mediazione ci sono ‘pontieri’ come Roberto Deriu, 54 anni, di Nuoro come Todde, rieletto al suo terzo mandato nel suo collegio con oltre 1.900 voti.

 

L’autunno scorso, prima della campagna elettorale, il consigliere uscente del Pd ha scritto un agile saggio di una settantina di pagine, poi pubblicato a gennaio, dal titolo profetico: ‘Vincere in politica con la trattativa. Impara a trionfare in otto semplici mosse’, un distillato dell’arte del negoziato politico, risultato di 18 anni di esperienza nella Scuola politica ‘Chimera’, poi assorbita in quella intitolata al compianto leader dei Radicali, Marco Pannella, di cui Deriu è stato amico negli ultimi anni di vita. “Mi definiva un cattolico-liberale”, ricorda l’esponente dem che considera Pannella l’esponente culturale “più effervescente che io abbia mai conosciuto”.
“Io mi considero un moderato – con le persone – e nel contempo un radicale – coi problemi”, si racconta Deriu all’AGI.

 

“Non mi piacciono le mezze soluzioni e tendo a prendere il toro per le corna”. D’altronde nel suo libro il consigliere regionale indica tre requisiti per chi vuole praticare la politica: passione, pazienza e audacia, cui si aggiungono un’adeguata formazione, fascino personale e salute fisica. Per lui, “la politica è l’arte di convincere le persone a risolvere insieme un problema importante”, come scrive nel suo saggio. “Per questo, trattare, negoziare, discutere e accordarsi è fondamentale”. E nella trattativa “l’orgoglio è un difetto”, non esistono casi in cui possa far vincere, in quanto “un accordo è buono quando accontenta molta gente per molto tempo”.  Per il deputato dem Matteo Orfini, già presidente del partito fra il 2014 e il 2019, Deriu ha scritto “un inno all’arte della politica”, come si legge nella quarta di copertina.

 

Nell’ultima legislatura, da componente della Prima commissione consiliare (Autonomia e ordinamento regionale), Deriu ha lavorato alla legge che ha ripristinato le nuove Province e ridisegnato gli enti locali intermedi in Sardegna. Un tema a lui caro, considerato i suoi trascorsi dal presidente della Provincia di Nuoro, per due volte dal 2005, e dell’Unione Province sarde. “Dopo il 2014, conclusa l’esperienza di amministratore provinciale, ho giurato che non avrei più ricoperto ruoli esecutivi”, spiega all’AGI, quando gli si chiede se ambisce a entrare nella nuova Giunta regionale che Todde formerà nelle prossime settimane. “Ho chiesto al mio partito di non propormi. Credo di aver comandato abbastanza”, aggiunge con autoironia.

 

“M’interessa molto di più l’attività legislativa e politica”. Per lui, dunque, si prospetta un incarico in Consiglio regionale, da capogruppo o nell’Ufficio di presidenza (“il luogo in cui maggioranza e opposizione si parlano di più, dato che le decisioni si prendono all’unanimità”, sottolinea), ma più probabilmente da presidente di commissione. Deriu, al suo ultimo mandato (tre è il massimo in base alle regole del Pd sardo) non nasconde la sua predilezione per la Prima commissione, dove potrebbe lavorare alla riforma della contestata legge statutaria elettorale. Ma da lui, che nelle ultime due legislature ha presentato una proposta di legge di modifica rimasta al palo, non c’è da aspettarsi una svolta in senso proporzionale. Il consigliere dem crede nella bontà dell’elezione presidenziale, che consente “all’elettorato di esprimere il governo della Regione” e delle soglie attuali soglie di sbarramento, 10% per le coalizioni e 5% per le liste.

 

Nella sua visione una migliore rappresentatività sarebbe garantita dalla possibilità di “eleggere un candidato al di là dei collegi provinciali, pur mantenendo il sistema delle attuali liste”. Quindi, in Consiglio regionale entrerebbero i 10 consiglieri più votati in tutta la regione e poi quelli col maggior numero di preferenze nelle otto circoscrizioni. E niente voto disgiunto.  Adesso cominciano i negoziati per la formazione della nuova Giunta, con richieste di Pd e M5S e degli altri alleati che potrebbero confliggere. Ma Deriu è fiducioso. “Alessandra Todde è un’ottima negoziatrice, da 10 e lode e inchino”, si sbilancia l’esponente dem a favore della prima presidente donna della storia autonomistica della Sardegna e prima governatrice M5S. Perché tante sperticate lodi? “Perché sa impostare il negoziato in termini oggettivi e non di confronto muscolare, nell’ottica della soluzione dei problemi comuni”.

 

Con Renato Soru, pero’, non c’è riuscita, e lui è andato per la sua strada… “Con lui non c’era trattativa”, ribatte Deriu. “E, visto che lui proponeva solo che entrambi facessero un passo indietro, lei aveva comunque la migliore alternativa all’accordo negoziale, cioè andare ognuno per la propria strada. Anche in quel caso ha seguito il ‘metodo’. E ha avuto ragione lei”.

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