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Schlein e Fratoianni vicini all’unità, pesano i dubbi di Conte e del M5s

AGI – L’appello di Perugia fa breccia nel perimetro delle opposizioni. Da Elly Schlein a Riccardo Magi, passando per Giuseppe Conte, arrivano segnali positivi su una unità costruita su alcune parole d’ordine. Quelle messe sul tavolo da Nicola Fratoianni sono il salario minimo, la battaglia contro l’autonomia differenziata e contro il premierato.

Meno fortuna ha l’idea di Fratoianni di mettere i leader dell’opposizione sullo stesso palco. E ancora meno quella di costruire una unità da contrapporre alle destre. Gli unici che sembrano credere a questa possibilità è il tandem rossoverde, Fratoianni e Angelo Bonelli, e la segretaria Pd, Elly Schlein.

Arrivando al congresso SI, infatti, Schlein assicura di non avere “nessuna presunzione di autosufficienza, siamo qui per costruire un rapporto paritario, percorsi di ascolto sul territorio”.

Qualcosa che va molto oltre il confronto sui singoli temi. “Stiamo facendo insieme battaglie su salario minimo e sanità pubblica“. Insomma, dice rivolgendosi a Fratoianni, “c’è più di una amicizia fra di noi, mi troverai sempre al tuo fianco nel chiedere unità di sforzi alle altre forze di opposizione l’alternativa c’è davvero ma solo se la facciamo vivere insieme”.

Parole che i delegati di Sinistra Italiana accolgono con un caloroso applauso. Il resto dell’opposizione, tuttavia, frena. Carlo Calenda ieri ha criticato la piattaforma della mobilitazione di “Non una di meno”, alla quale partecipano Schlein, Conte e Fratoianni, e ha lanciato contemporaneamente una contro manifestazione di Azione.

L’ex ministro, d’altra parte, si è sempre mostrato scettico sulla possibilità di costruire una unità nelle piazze. Meglio, per lui, lavorare a proposte comuni in Parlamento, come fatto con il salario minimo. Scettico sull’idea di una alleanza strutturale delle opposizioni è anche Giuseppe Conte. Arrivando a Perugia per partecipare al congresso di Sinistra Italiana, Conte ha abbracciato Fratoianni e ha confermato di scendere in piazza con lui contro la violenza di genere.

Ma dal palco ha voluto mettere in chiaro: “Non dobbiamo fare come la destra che mette insieme un’accozzaglia che vince, ma poi è divisa su tutto. E il Paese va a rotoli”. Meglio continuare sulla strada percorsa fino a qui, con un lavoro sui singoli temi. “Sui temi ci siamo, quando il confronto è sui temi siamo assolutamente disponibili, come sul salario minimo e la sanità. E sulle riforme sarà battaglia contro un progetto sconclusionato”.

Dall’inner circle di Conte si fa notare che per il M5s una mobilitazione unitaria in piazza è prematura: un palco di tutte le opposizioni “è il punto di arrivo di un profondo lavoro sui temi”. La piazza “va riempita di gente” e per farlo, ragionano i 5 stelle, bisogna trovare “proposte comuni e credibili agli occhi dei cittadini”.

Infine, per Riccardo Magi il punto di inizio della costruzione di una prospettiva unitaria delle opposizioni rimane il confronto sui singoli temi. Il segretario di Più Europa non esclude che questo possa portare ad una unità delle opposizioni che rappresenti una alternativa alle destre. Ma è ancora presto per discuterne.

“L’appello di Fratoianni è quello di trovarsi per discutere”, spiega Magi, “come abbiamo fatto sul salario minimo, su questioni singole perché è sulle singole questioni che si costituisce l’alternativa e si riesce a recuperare un rapporto di credibilità con l’elettorato”. In realtà, l’appello di Fratoianni prevedeva il, confronto sui temi come un punto di partenza per arrivare a una unita’ “senza la quale di fronte a questa destra, tanto vale arrenderci prima di cominciare”.

E perché il messaggio sia più chiaro ha aggiunto: “Senza una disponibilità vera, la destra continuerà ad avere gioco facile. Non dobbiamo continuare a ragionare all’infinito sull’aggettivazione, campo largo o giusto”. A ostacolare la costruzione di questo campo senza aggettivazione, pi che le diffidenze reciproche, sembra essere la motivazione e la necessità elettorale. Il prossimo appuntamento con le urne, va ricordato, è quello con le europee, dove vige il proporzionale puro: ogni forza politica lavora per sé per poi incontrarsi in Parlamento.

Tuttavia, sempre in primavera, si voterà per qualche centinaio di Comuni e cinque Regioni. Nei comuni si vince al ballottaggio, sistema che rende obbligatori apparentamenti ed alleanze. Dunque, i patti elettorali precostituiti non sono strettamente necessari, ma le coalizioni si vanno a comporre in maniera naturale (o quasi) fra primo e secondo turno. Il test elettorale su cui si mette alla prova la capacità di fare squadra degli schieramenti è quello delle Regioni, dove vince al primo turno chi prende un voto in più dell’avversario.

Fratoianni su questo è stato chiaro a segnalare la necessità di non commettere gli errori delle politiche del 2022 e di farsi trovare pronti per vincere. Al momento, però, la strada appare lunga e, stando agli ultimi segnali, in salita. In Basilicata, ad esempio, i Cinque Stelle locali mostrano di non digerire la candidatura di Angelo Chiorazzo, indicato dal Pd, e Conte non si è ancora espresso sul punto. Continua poi lo stallo in Piemonte, dove i dem avrebbero voluto schierare Chiara Gribaudo. L’unica regione in cui l’accordo si è raggiunto, sul nome della Cinque Stelle Alessandra Todde, è la Sardegna.

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