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Sul terzo mandato ai presidenti di Regione la maggioranza si spacca

AGI – Il terzo mandato ai presidenti di Regione ‘spacca’ la maggioranza e compatta, nel voto, Pd e Movimento 5 stelle, ma scatena la protesta bipartisan dei governatori. A pochi dal banco di prova delle elezioni in Sardegna, in commissione Affari costituzionali del Senato sembra ‘sfocarsi’ la foto di famiglia del palco di Cagliari, dovesono saliti tutti i big del centrodestra a sostegno del candidato Paolo Truzzu. Ma, circoscritto al dibattito parlamentare e non portato a livello di scontro al di fuori di palazzo Madama, il ‘no’ di FdI e FI alla proposta della Lega, bocciata dalla commissione, non ha riflessi sulla compattezza e l’attività di governo. Lo sottolinea ancora il capo di via Bellerio, Matteo Salvini, lo dichiara il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani e lo stesso fanno altri esponenti del partito di Giorgia Meloni e di Forza Italia. Che in ballo ci sia anche il futuro del Veneto a guida del leghista Luca Zaia è stato, in queste settimane, rimarcato da più parti. Ma la partita, li’, si giocherà fra un anno e la stroncatura di oggi al divieto di superare due mandati per i governatori, dunque, non segna per forza la fine del dibattito e della possibilità di portare questo risultato a casa. Sicuramente per la Lega, anche se l’esito in commissione va giudicato come dato politico “evidente”.

 

A guardare, invece, alle opposizioni, bisogna sottolineare che anche oggi sono andate in ordine sparso: ha votato a favore del ‘nodo mandati’ Italia viva, non ha partecipato Azione, si sono astenute le Autonomie, ma si sono compattati sul ‘no’ Pd e M5s, dopo ore in cui si era cercato un punto di caduta comune fra tutte le minoranze. “Non ci sarà alcun problema in maggioranza. La posizione della Lega è chiara ma siamo in democrazia: ogni tanto le proposte della Lega passano altre volte, come in questo caso, vengono bocciate perché tutti gli altri, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Pd, M5s sono contro. Secondo me è un errore”, dichiara Salvini. “Prendo atto del voto espresso oggi dalla commissione. La strada è ancora molto lunga”, si limita a dire Zaia, contattato telefonicamente. E proprio sul caso Zaia, Ciriani osserva: “È sbagliato fare questioni personali, perché alla fine si fanno norme con il sospetto o la volontà di appiccicarle alla posizione personale di qualcuno”. “Io ho sempre detto che Zaia e’ stato un ottimo governatore, pero’ la questione va depersonalizzata e andrebbe dibattuta in un contesto in cui nessuno si senta direttamente o indirettamente coinvolto. Se si fanno le norme in prospettiva di favorire o sfavorire qualcuno si fanno pasticci”, ammonisce il ministro. Ma la Lega non demorde. “Ci riproveremo – assicura il senatore veneto, primo firmatario dell’emendamento, Paolo Tosato -: per noi la partita non è chiusa. Siamo convinti che l’ineleggibilità di un rappresentante dei cittadini deve passare solo da un voto popolare. Non può essere una norma a dire che un governatore che ha fatto bene, gradito ai cittadini, non può essere eletto a causa della decisione dei partiti”.

 

“Riproporremo il tema in futuro in altri provvedimenti. In Aula sul decreto elezioni non avrebbe senso vista la bocciatura registrata in commissione”, assicura. Dal fronte delle opposizioni si tiene a sottolineare le divisioni interne alla maggioranza, ma non solo. “Siamo di fronte a una destra spaccata che non cambia mai, insofferente verso le regole democratiche, che piega le istituzioni ai suoi interessi di bottega. Ci chiediamo come, in queste condizioni, possa andare avanti il governo”, osserva il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia. “Se questa non è una spaccatura” della maggioranza, “cosa è? C’è e c’è un braccio di ferro per questioni di potere, una politica ripiegata su sé stessa e sulle poltrone“, commenta Alessandra Maiorino, M5s. “Sul terzo mandato le forze della maggioranza si sono divise. Considero molto positivo che Pd, Avs e M5s abbiano votato nello stesso modo contro questo emendamento”, sottolinea Peppe De Cristofaro, di Alleanza Verdi e Sinistra. “C’era una grossa spaccatura nella maggioranza di governo sul terzo mandato. Per questo avevamo chiesto a tutte le opposizioni di fare fronte comune: c’erano le condizioni vere per mandare sotto la maggioranza. Purtroppo Pd e Movimento 5 stelle ancora una volta hanno aiutato Giorgia Meloni. Il Pd perde un’occasione solo per regolare i conti interni e dire no a Bonaccini e De Luca”, lamenta, invece, la senatrice di Italia viva Raffaella Paita, coordinatrice nazionale del partito. Ma anche nel Pd il voto agita le acque, con la minoranza dem sugli scudi che esprime il suo disappunto. Intanto, il lavoro sul decreto Elezioni in commissione non è terminato: si riprende mercoledì. Sul tavolo altri due nodi: la raccolta firme per i partiti che non abbiano i requisiti di concorrere alle elezioni, senza avervi adempiuto; e l’emendamento Lotito che vuole dichiarare ineleggibili tutti i funzionari amministrativi che abbiano compiti di gestione, insomma di potere, al momento della candidatura.

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