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Una app ci renderà sempre fotogenici

AGI – Occhi chiusi, smorfie, profilo sbagliato: nelle foto di gruppo c’è sempre qualcuno che è venuto peggio degli altri e lo scatto perfetto per tutti non esiste. O almeno, non esisteva. Ora Google ha introdotto una APP di correzione automatica delle immagini scattate con lo smartphone Pixel 8 che si chiama Best Take, e permette di scegliere l’espressione migliore in una serie di foto scattate in sequenza, rendendo possibili foto di gruppo in cui tutti sono venuti bene. 

Non è certo il primo sistema digitale che ci permette di renderci migliori, almeno in foto: tutti conoscono l’ormai mitico Photoshop (inventato nel 1990) oppure i filtri di bellezza o quelli utilizzati per scambiare volti o parti, o immaginarsi più anziani o di un altro genere. È però la prima volta che ci si affida all’intelligenza artificiale per scegliere di combinare gli scatti in cui si viene meglio.

In un lungo articolo sul Washington Post, il giornalista esperto di tecnologia Geoffrey A. Fowler fa l’esempio della festa di compleanno di suo figlio, due anni. “Ho fotografato una dozzina di bambini che si contorcevano. Incredibilmente, tutti guardavano dritto nella macchina fotografica e sorridevano”. Naturalmente non era possibile: “Non sono un fotografo magico – ha spiegato – ma mi sono fatto aiutare dall’intelligenza artificiale e ho aggiustato i volti dei bambini con il nuovo software di Google chiamato Best Take”.

In questo modo, sono sparite le espressioni accigliate, gli occhi chiusi e quelli che guardavano altrove, sostituite da immagini migliori scattate nella stessa occasione. Il concetto inquietante, secondo l’esperto, è che sia l’intelligenza artificiale a decidere quali ricordi archiviare: un ulteriore tassello nella cultura digitale e dei social network, che raffigura un mondo di persone sorridenti e al meglio della loro forma fisica, in luoghi puliti con cieli meravigliosi: tutto questo non sempre è corrispondente alla realtà. 

Anche se l’intelligenza artificiale di Best Take non inventa niente e utilizza espressioni realmente ritratte, le sistema in un modo artefatto per ricavare il meglio da una situazione. È la versione “IA” delle brutali decapitazioni virtuali fatte “manualmente” su Photoshop per sostituire una testa con espressione imbronciata con una più sorridente, con risultati più o meno soddisfacenti e a volte genuinamente grotteschi. Il nuovo software di Google esamina tutte le foto scattate in un intervallo di alcuni secondi per proporre alcune alternative per ogni volto che riesce a identificare.

A quel punto si sceglie, e l’intelligenza artificiale lo “fonde” con l’originale. Quanto alle preoccupazioni sulla privacy, Google insiste che Best Take non memorizza i volti per nessun motivo, nemmeno per l’addestramento dell’intelligenza artificiale.

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