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“Vogliamo essere chiamate ‘senatrici’ e non ‘senatore'”. In 76 scrivono a La Russa

AGI – “Nel corso della seduta della Terza Commissione, la presidente, Stefania Craxi, mi ha ripetutamente chiamata ‘senatore’ e non ‘senatrice’, nonostante io abbia fatto chiaramente presente che in quanto donna volevo essere chiamata al femminile. Ciò non è accaduto solo a me, ma anche a molte altre colleghe, in varie occasioni”. E’ la senatrice Avs Aurora Floridia a spiegare con questo ‘antefatto’ l’iniziativa di cui è promotrice: una lettera al presidente del Senato, Ignazio La Russa, “firmata da tutto il gruppo AVs, Pd, M5s e singoli parlamentari di Italia Viva, Autonomie e Azione”.

“Visti i reiterati episodi di discriminazioni di genere nell’uso del linguaggio – riprende Floridia – 76 senatrici e senatori hanno sottoscritto una lettera al presidente del Senato per chiedere un suo intervento affinchè, nell’ambito dei lavori in Aula e nelle Commissioni, venga sempre garantito il rispetto del linguaggio di genere e più nello specifico, venga riconosciuto il diritto di ogni senatrice ad essere chiamata, per l’appunto, ‘senatrice’ e non ‘senatore'”.

“Non è – spiega ancora la senatrice Avs – una questione solamente formale, perchè la lingua che usiamo veicola non solo significati ma anche valori e giudizi culturali che spesso possono rafforzare gli stereotipi. Il rifiuto da parte di figure istituzionali, come i presidenti di Commissione, di usare la desinenza femminile, specie se richiesto esplicitamente dall’interessata, risulta essere, oltre che sgradevole, del tutto fuori dal tempo”. 

“Da oltre 10 anni – si legge allora nella lettera – l’Accademia della Crusca ribadisce l’opportunità di usare il genere grammaticale femminile per indicare ruoli istituzionali, la ministra, la presidente, l’assessora, la senatrice, la deputata ecc. La decisione o il rifiuto di usare i nomina agentis declinati al femminile rappresenta una scelta individuale che ha delle ricadute potenzialmente non indifferenti sulla progressione dell’emancipazione femminile nella nostra società”.

“L’utilizzo del linguaggio di genere risulta essere un alleato irrinunciabile nella battaglia per l’eliminazione della violenza contro le donne e sarebbe un vero peccato se il Senato della Repubblica rimanesse arretrato in posizioni del tutto anacronistiche”, si osserva ancora nel documento.

Questi i nomi di chi ha aderito all’iniziativa: Aurora Floridia, Ilaria Cucchi, Alessandro Alfieri, Vincenza Aloisio, Lorenzo Basso, Alfredo Bazoli, Dolores Bevilacqua, Anna Bilotti, Francesco Boccia, Enrico Borghi, Susanna Camusso, Pier Ferdinando Casini, Maria Domenica Castellone, Francesco Castiello, Roberto Cataldi, Andrea Crisanti, Marco Croatti, Concetta Damante, Peppe De Cristofaro, Cecilia D’Elia, Graziano Del Rio, Raffaele De Rosa, Gabriella Di Girolamo, Michele Fina, Barbara Floridia, Silvio Franceschelli, Dario Franceschini, Annamaria Furlan, Francesco Giacobbe, Andrea Giorgis, Barbara Guidolin, Nicola Irto, Francesca La Marca, Ettore Antonio Licheri, Sabrina Licheri, Marco Lombardo, Ada Lopreiato, Pietro Lorefice, Beatrice Lorenzin, Alberto Losacco, Alessandra Maiorino, Simona Malpezzi, Tino Magni, Daniele Manca, Andrea Martella, Bruno Marton, Orfeo Mazzella, Marco Meloni, Franco Mirabelli, Antonio Misiani, Dafne Musolino, Gisella Naturale, Luigi Nave, Antonio Nicita, Dario Parrini, Pietro Patton, Stefano Patuanelli, Luca Pirondini, Elisa Pirro, Vincenza Rando, Tatjana Rojc, Anna Rossomando, Daniela Sbrollini, Ivan Scalfarotto, Roberto Maria Ferdinando Scarpinato, Filippo Sensi, Elena Sironi, Cristina Tajani, Antonio Trevisi, Mario Turco, Julia Unterberger, Valeria Valente, Francesco Verducci, Walter Verini, Ylenia Zambito, Sandra Zampa. 
 

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